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Aborto spontaneo: cause, prevenzione e sostegno psicologico

 

L’inizio della gravidanza rappresenta un’incredibile fonte di gioia per molte coppie. L’emozione provata quando l’ennesimo test di gravidanza dà finalmente esito positivo, o quando con le prime ecografie si ascolta il lieve segnale del nuovo cuoricino che ha iniziato a battere è davvero difficile da descrivere.

Sebbene oggi i medici e le istituzioni si preoccupino di fornire tutte le istruzioni e le raccomandazioni del caso alle coppie di futuri genitori, in molti casi la gravidanza viene affrontata senza la giusta consapevolezza per quanto riguarda il pericolo di aborto spontaneo. Con questo termine si indicano quelle interruzioni di gravidanza non volontarie, che in genere si verificano entro la 20a settimana di gestazione, a volte senza un’apparente motivazione. Non di rado, questo evento traumatico coglie di sorpresa la coppia, interrompendo di colpo il sogno di abbracciare il proprio piccolo e causando grande sofferenza.

Va detto che questi tristi episodi sono in realtà molto comuni: stime recenti indicano che un numero variabile dal 10% al 25% di tutte le gravidanze termina con un aborto spontaneo. Alla luce di questi allarmanti numeri, ogni coppia desiderosa di allargare la famiglia dovrebbe essere consapevole di questa eventualità, da una parte per mettere in atto tutti i comportamenti atti a prevenirla, dall’altra per essere pronti ad affrontare un simile lutto, che spesso pesa molto a livello psicologico, soprattutto nella donna.

Le principali cause

Analizzare le cause che possono determinare un aborto spontaneo è molto importante. La convinzione che esso sia legato a comportamenti sbagliati o poco attenti della gestante è ancora piuttosto diffusa e incide in modo significativo sul terribile senso di colpa che molte donne provano dopo un simile episodio.

Naturalmente, è innegabile che le attenzioni adottate sin dalle prime settimane di gravidanza siano molto importanti per garantire il benessere del feto. Grazie ad internet, oggi si possono reperire molte informazioni sui grandi cambiamenti che si verificano nel corpo della donna: siti ricchi di informazioni come Bravibimbi forniscono delle indicazioni utili sulla quinta settimana di gravidanza, il momento delicatissimo in cui solitamente viene accertato il concepimento. Tuttavia, molte delle cause alla base dell’interruzione di gravidanza spontanea sfuggono al controllo della gestante, rendendo vani tutti gli accorgimenti adottati.

Una delle motivazioni più frequenti è la presenza di difetti cromosomici dell’embrione: il processo di formazione dei gameti femminili (cellule uovo) e maschili (spermatozoi) è molto complesso e delicato e, di conseguenza, soggetto ad errori. Quando il patrimonio genetico portato da una delle due cellule sessuali risulta essere danneggiato, la probabilità che si verifichi un aborto spontaneo è molto elevata. Anche alcuni problemi fisici della madre possono favorire questo evento, tra gli altri, ricordiamo la sindrome dell’ovaio policistico e condizioni patologiche particolari a carico dell’utero e della cervice, come la presenza di aderenze, polipi e fibromi.

Improvvisi squilibri ormonali e gravi infezioni batteriche o virali si aggiungono alla lista delle possibili cause. Inoltre, va detto che esiste anche un certo numero di casi in cui le motivazioni dell’interruzione di gravidanza rimangono ignote.

Un discorso a parte riguarda i pericoli connessi con l’età della gestante. Studi recenti indicano in maniera incontrovertibile che età della gestante e rischio di aborto sono direttamente proporzionali: tra i 35 e i 45 anni la probabilità di interruzione di gravidanza oscilla tra il 20 e il 35% e dopo i 45 anni, supera il 50%.

Le coppie che intendono affrontare questo percorso in età avanzata dovrebbero essere sempre informate dei pericoli che riguardano anche l’aumento dell’incidenza di malattie genetiche e malformazioni nel nascituro.

Come prevenire l’aborto

Anche se molte della cause dell’aborto spontaneo non dipendono da fattori che possono essere controllati dai genitori, è possibile ridurre il rischio che se ne verifichi uno, adottando le giuste precauzioni. Quando si ha familiarità con eventi di aborto spontaneo o con particolari malattie ereditarie, la coppia dovrebbe sottoporsi ad una consulenza genetica, per valutare la situazione ed elaborare eventuali strategie.

Rimangono validi tutti i consigli che generalmente vengono dati alle donne incinta, o in cerca di una gravidanza: già nelle settimane che precedono il concepimento è opportuno adottare uno stile di vita sano, ricorrendo ad una dieta corretta, praticando attività fisica in modo leggero ma regolare e rinunciando completamente ad alcol e fumo.

In sostanza, sempre seguendo i consigli di un medico ginecologo, sarà necessario dedicarsi con attenzione al proprio benessere, evitando il più possibile stress e pericolosi eventi traumatici, come colpi o cadute. Una fonte di pericolo da non sottovalutare è rappresentata da farmaci, integratori e rimedi erboristici. Il consiglio è quello di consultare il proprio medico prima di assumere qualsiasi sostanza di questo tipo: è noto come alcuni particolari fitoestratti, come quelli di Ginseng e Guaranà, possano stimolare le contrazioni uterine, inducendo l’aborto.

Superare il trauma dell’interruzione di gravidanza

Quando nonostante tutte le cure e le attenzioni adottate si verifica un aborto, la coppia si trova ad affrontare un momento molto difficile.

Molto spesso è la donna a subire le conseguenze psicologiche più gravi. Le speranze, le energie ed il grande amore riposto nel piccolo esserino che cresceva all’interno della pancia vengono improvvisamente vanificate, provocando un grande senso di vuoto e smarrimento. A ciò si aggiunge, in molti casi, il sentirsi responsabili di quanto accaduto, anche quando in realtà le cose non stanno così. Questa condizione di sofferenza può sfociare in una vera sindrome depressiva, o portare a temere l’eventualità di una nuova gravidanza, spesso minando la vita di coppia e la sua stabilità. È quindi importante essere pienamente consapevoli della possibilità che la gravidanza non proceda oltre le prime settimane.

Quando le difficoltà a superare questo evento luttuoso diventano così forti da minare la qualità della vita della donna, è necessario ricorrere senza esitazione al supporto di una terapia psicologica, che potrà aiutarla ad elaborare e superare il trauma.

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Un corredino neonato da Mamme Super

 Una mamma super del gruppo, Barbara, fa il bis dopo 4 anni…..ricorderà tutto quello che occorre per il piccolo in arrivo? E le future neo mamme saranno super-informate sul necessaire per il neonato?

La presenza di un fiocco azzurro o di un fiocco rosa alla porta non è soltanto sinonimo di felicità e speranza, ma anche di tanta responsabilità in più per i genitori, soprattuto se novelli. Una nuova creatura sta per fare il suo ingresso in questo mondo caotico e imprevedibile, e sta a noi fare in modo che non le manchi nulla fin dal primo giorno. Allestire un “corredino neonatonon è un’incombenza facile, ma qualcosa a metà tra un lavoro a tempo pieno e un’arte. L’impegno e il tempo necessario sono infatti notevoli, così come l’importanza di elementi estetici nella scelta degli accessori da acquistare. Si tratta, insomma, di un lavoro per super mamme!

Accessori di lungo corso: il seggiolone

Iniziamo subito col dire che non tutti gli accessori per neonati propagandati come indispensabili, lo sono strettamente. In primo luogo perché molti di questi sono sempre più degli ibridi, pensati per poter svolgere in maniera adeguata (seppur non ottimale) il compito solitamente affidato a un altro. Altri accessori fanno parte del corredino neonato da tempo immemore: è il caso del seggiolone, che non a caso è il componente del corredo per bambini maggiormente tramandato di generazione e generazione. I vecchi modelli in plastica dura sono ancora perfettamente utilizzabili, anche se risentono sempre più la concorrenza di quelli moderni, più leggeri, ergonomici e regolabili. Spesso tra un seggiolone e il “suo” bambino si crea un certo feeling, un “effetto oasi”: per questo la possibilità di poterlo chiudere e portare con sé in vacanza e in trasferta non è da sottovalutare.

I più in voga del momento: fasciatoio e fascia porta bebè

Tra gli accessori del corredino neonato più “alla moda” del momento ci sono sicuramente il fasciatoio e la fascia porta bebè, e per motivi tutt’altro che banali, superficiali e passeggeri. Il successo del primo deriva da una semplice constatazione: nella nostra vita ci aspettano, in media, 5000 cambi di pannolino per ogni figlio. Non è quindi naturale voler investire su un accessorio in grado di accelerare l’operazione del cambio, e renderla più pratica e sicura? Le fasce porta bebè, invece, devono il loro successo a una serie di studi sull’attaccamento. Secondo questa teoria, favorire il contatto tra madre (o padre) e bambino nei primi mesi intensifica il legame tra loro, riducendo il pianto e favorendo sorrisi e lunghe dormite. Inoltre, portare il bambino in fascia (facendo attenzione a legarla correttamente) ci permette di avere le mani libere e di poterci dedicare ad altre incombenze.

Tante altre cose da ricordare

Del corredino neonato fanno parte, ovviamente, tanti altri vestiti e accessori. I primi, in particolare, dovranno essere acquistati anche in base alla stagione in cui verranno indossati, scegliendo di conseguenza tra cotone, lino, caldo cotone e così via. Ci sono, poi, prodotti che vanno ad esaurimento e devono essere continuamente rimpiazzati: ecco perché ricevere in dono una torta di pannolini è sempre un piacere! Ma forse questo Barbara, come tutte le mamme bis, lo ricorda….per le neomamme, invece, per tenere traccia di questa lunga lista, ed essere sicure di avere tutto l’occorrente anche fuori di casa, vi proponiamo questa pratica infografica. Un rapido confronto vi permetterà di accertarvi di non star dimenticando nulla di fondamentale!
  
Auguri Barbara, auguri a tutte le bis- e neo- Mamme Super  in attesa!

Quali sono i cibi da evitare in gravidanza?

 


La gravidanza è un momento di gioia, di trasformazione del corpo e anche di maggiori attenzione a quello che si mangia. E non soltanto per una questione di linea, ma soprattutto per evitare rischi di contrarre malattie, alcune delle quali, come la Toxoplasmosi e la Listeriosi, sono molto pericolose per lo sviluppo del feto. Ecco dunque alcuni chiarimenti su quei cibi che dovrebbero essere evitati durante tutti i 9 mesi della gestazione.


Il crudo non fa (sempre) male

Il primo tema da affrontare è quello della carne e del pesce che non vengono cotti prima del consumo. Se con la carne consigliamo massima cautela, senza fare distinzioni tra maiale e manzo, per quanto riguarda il pesce invece possiamo stare più tranquille. Il pesce crudo è sottoposto ad abbattitura, procedura che lo rende generalmente sicuro per il consumo anche a crudo. Ne è la riprova la dieta delle donne giapponesi, che anche in gravidanza non rinunciano a qualche pezzo di sushi o a qualche taglio di sashimi.


Il problema dei salumi

I salumi non cotti, come salame e prosciutto crudo, andrebbero evitati durante tutta la gestazione. Questo perché il sale, sebbene sia in grado di conservare le carni, non è sempre in grado di eliminare tutti i parassiti che possiamo incontrare in un pezzo di carne. Discorso invece ancora diverso per i salumi cotti, come prosciutto cotto e mortadellaSi tratta di prodotti generalmente ok, che possono essere consumati senza troppi problemi.


Le uova

Le uova possono essere consumate a patto che siano state cotte. per quanto riguarda quelle presenti nelle preparazioni tipo crema e dolci, devono essere pastorizzate prima del consumo. Il rischio di salmonellosi è sempre dietro langolo e sicuramente non ne vale la pena.


I latticini

I latticini possono essere consumati durante la gravidanza, a patto che però provengano esclusivamente da latte pastorizzato. Le preparazioni per le quali non possiamo essere sicure della provenienza, devono essere accantonate non solo durante la gravidanza, ma anche al di fuori della gestazione: si tratta di prodotti pericolosi per la salute che non vanno mai e poi mai consumati.

Per il resto via libera ai latticini, anche quelli che contengono muffe controllate come il gorgonzola.

“NASCERE A ROMA” – Dove e come partorire nella Capitale.La prima guida gratuita per future mamme in DVD

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Per tutte le future mamme che intendono partorire a Roma ma non sanno come orientarsi nella scelta della struttura e hanno dubbi su come gestire il post-parto, ecco in arrivo domani 10 Aprile 2015 presso 700 farmacie di Federfarma Roma  la II edizione di “NASCERE A ROMA”, la prima guida gratuita di orientamento al parto in DVD, che aiuta nelle scelte legate alla gravidanza e alla nascita del proprio bimbo, ricca di clip video realizzate in 14 punti nascita (quelli che contano più di 1.000 parti) ed interviste ad esperti. 

Distribuita gratuitamente lo scorso giugno in 15.000 copie nelle farmacie, grazie all’importante collaborazione di Federfarma Roma, la guida è andata esaurita in pochi mesi mentre la richiesta continua ad essere costante. Ed ecco dunque che il 7 aprile in Campidoglio è stata presentata la seconda edizione di “Nascere a Roma” (da un’idea di Laura Ricci, regia Luigi Rotondo, per la parte giornalistica Francesca Romana Gigli e Patrizia Notarnicola), patrocinata dall’Assessorato alla Scuola, Sport e Partecipazione dei Cittadini di Roma Capitale e prodotta da Leeloo srl e Studiomaker sas.

Dal 10 aprile saranno reperibili presso le 700 farmacie di Federfarma Roma altre 15.000 copie con aggiornamenti e nuovi contenuti.

Uno strumento utile e capace di dare un aiuto concreto nella scelta della struttura in cui partorire e nell’affrontare dubbi e paure subito dopo il ritorno a casa. E’ stato questo il giudizio unanime ed entusiasta dei genitori romani su “Nascere a Roma”.

Oltre agli aggiornamenti su alcuni cambiamenti avvenuti nelle strutture visitate (Casilino, Città di Roma, Cristo Re, Fabia Mater, Fatebenefratelli Isola Tiberina, Policlinico Gemelli, Grassi di Ostia, Pertini, San Camillo, Santa Famiglia, San Filippo Neri, San Giovanni Addolorata, San Pietro, Policlinico Umberto I), la seconda edizione di “Nascere a Roma”offre ulteriori spunti. Tra le novità, nel capitolo degli esperti, l’intervista allo psicoterapeuta Antonio Fenelli su un tema delicato, forse ancora un tabù per molte coppie: il sesso in gravidanza e subito dopo il parto. I rapporti sessuali possono creare danni al nascituro o invece portano benefici? Ci sono delle differenze a seconda dei trimestri della gravidanza?
Come recuperare l’intimità della coppia dopo la nascita? “Nascere a Roma” ha cercato le risposte con il consueto obiettivo di informare ed aiutare.
La clip “Chi ben comincia” offre preziosi consigli sul ritorno a casa.
E poi c’è la preparazione della valigia per andare a partorire, il rito che agita le donne talvolta anche mesi prima: un divertente video, realizzato con la tecnica stop-motion, ricorda alle partorienti quello che è utile portare in ospedale per sè e per il proprio bambino.

Infine con questa seconda edizione parte l’iniziativa “Raccontaci il tuo parto”: le mamme e i papà potranno inviare il proprio videomessaggio o una foto all’indirizzo info@nascerearoma.it per testimoniare uno dei momenti più importanti della loro vita. I più belli saranno pubblicati sui canali di “Nascere a Roma” (facebook, twitter e youtube) e nella prossima edizione della guida.

Nascere a Roma” fa parte del più ampio progetto “Nascere in Italia” che le società produttrici Leeloo srl e Studiomaker sas intendono realizzare con approfondimenti in ogni regione italiana. La prossima tappa sarà Milano per raccontare il percorso nascita del capoluogo lombardo con “Nascere a Milano”, che sarà presentato a giugno 2015.

La II edizione di “Nascere a Roma” è stata realizzata con il sostegno di Artsana s.p.a. e
l’esperienza dell’Osservatorio Chicco, Sanofi Pasteur MSD e Mammamatta.

Info e contatti:

Yoga in gravidanza e post parto: per vivere questo momento in armonia con se stesse

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Da praticante di yoga e riconoscente verso questa disciplina e verso le mie “maestre” per i benefici che hanno apportato alla mia salute e alla mia vita, desidero fornire alcune informazioni utili a tutte le donne, in particolare alle future mamme e alle neo-mamme. Sono certa che ogni momento della propria vita è quello giusto per iniziare a praticare Yoga, ma dalla mia esperienza posso dire che se si sta per attraversare o si sta presentando un cambiamento, di qualsiasi natura, allora questo è proprio il momento migliore per iniziare la pratica dello Yoga.
Ringrazio Emanuela per le preziose info fornitemi, Selene, mia maestra di “sopravvivenza”, e infine Simona, mia maestra del “cambiamento”.

Yoga: per conoscere se stessi e vivere in armonia

Yoga in sanscrito significa unione, è una disciplina completa che ha avuto origine in India migliaia di anni fa. E’ il più antico metodo di crescita personale, il cui scopo è il raggiungimento della pace interiore e della consapevolezza di noi stessi e dei cambiamenti che avvengono a livello fisico e mentale. Lo Yoga mira a sviluppare il corpo, la mente e lo spirito in modo naturale, attraverso esercizi di scioglimento e semplici posizioni, tecniche di respirazione e tecniche di rilassamento. Le posture (asana), statiche o dinamiche, devono essere assunte senza sforzo e senza mai oltrepassare i propri limiti fisici o forzare il movimento; la respirazione (pranayama) consiste di tecniche volte all’acquisizione del corretto meccanismo di inspirazione-espirazione; il rilassamento è volto a migliorare la concentrazione e ad allontanare ansie e tensioni portando il corpo al completo abbandono e la mente ad un elevato stato di coscienza. A livello fisico, la pratica dello Yoga tende a favorire il benessere di ogni singola parte del corpo agendo in maniera dolce su muscoli, sistema scheletrico, articolazioni, organi interni ed intervenendo nel ripristinare il giusto equilibrio tra di essi e mantenere e/o migliorare lo stato di salute. A livello mentale, lo Yoga agisce aumentando la concentrazione, rendendo consapevole l’azione, favorendo la stabilità emotiva e l’intuizione, allontanando lo stress e aumentando l’energia positiva.

Yoga per le future mamme

Durante la gravidanza, ogni donna intraprende un viaggio attraverso trasformazioni fisiche e mentali che, con gradualità, la condurranno al parto. Lo Yoga predispone le future mamme a percepire il corpo, gestire i cambiamenti in maniera serena e positiva e trasmettere al bambino uno stato di calma dovuto a tecniche fisiche e pratiche di respirazione e rilassamento. Le tecniche di respirazione producono benefici effetti sia sul corpo sia sulla mente e possono esser praticate durante tutta la gravidanza fino al momento del parto stesso. Ad ogni trimestre, gli scioglimenti e le posizioni saranno adeguati alle trasformazioni del corpo in modo da apportare beneficio e sollievo ai più comuni disturbi legati alla gestazione (in particolare quelli a carico della colonna vertebrale) senza provocare disagi o arrecare danni.

Per praticare yoga prenatale non è necessario aver precedentemente seguito un corso. Le mamme neofite dello yoga avranno maggior attenzione nel dedicare tempo a comprendere e assimilare le posizioni, senza forzare i movimenti e lasciando che sia la postura ad adeguarsi al corpo e non il contrario. Per le mamme che hanno già esperienza di yoga, la raccomandazione sarà quella di tener conto dei cambiamenti del corpo e della necessità di adeguare posture già conosciute senza voler a tutti i costi eseguire le pratiche fisiche come lo si faceva prima della gravidanza.
Le lezioni prevedono: tecniche per lo scioglimento e la flessibilità articolare e muscolare, esercizi per il pavimento pelvico, per la flessibilità della colonna vertebrale (prevenzione del mal di schiena), esercizi per la flessibilità dei muscoli dell’anca e del bacino, posizioni antalgiche da assumere in travaglio. Tecniche di respirazione diaframmatica, toracica e clavicolare e loro applicazione in gravidanza e durante il travaglio. Pratiche di rilassamento guidato. Al termine del percorso, verranno proposte tecniche di respirazione per la rieducazione del respiro toracico e suo potenziamento, simulazioni delle varie fasi del travaglio e della fase espulsiva.

Yoga prenatale trimestre per trimestre e Yoga post parto

Primo trimestre: si suggerisce di iniziare la pratica di yoga prenatale dopo la 16a settimana poiché nel 1° trimestre il corpo deve aver il tempo di adattarsi ai cambiamenti ormonali e al rapido sviluppo del bambino. Consigliate sono le tecniche di respirazione yogica sotto la guida di istruttori qualificati più che la pratica fisica.

Secondo trimestre: è il periodo migliore per praticare Yoga Prenatale. Nonostante il corpo cambi e la stanchezza cresca, il pancione non impedisce ancora i movimenti e la pratica costante prepara per i notevoli cambiamenti delle settimane a venire. Consentire al sangue di defluire correttamente verso l’utero.

Terzo trimestre: a livello sia fisico sia mentale l’ultimo trimestre è molto impegnativo. Nei mesi precedenti la mamma praticante di Yoga ha imparato a conoscere il proprio corpo, ha assistito ai vari cambiamenti con serenità e consapevolezza e, soprattutto, ha imparato a conoscere ed accettare i propri limiti.

Post-parto: a conclusione di un così importante percorso, la neomamma dovrebbe trovare un piccolo angolo di spazio e tempo da dedicare in completa serenità a se stessa, per ripristinare il rapporto tra interiorità ed esteriorità, per riprendere contatto con la propria fisicità. Le posture yoga agiscono sulle articolazioni, tonificano i muscoli (con particolare attenzione ai muscoli addominali, dorsali, del pavimento pelvico), favoriscono il riassetto posturale e stimolano il sistema linfatico e circolatorio. Attraverso le tecniche di respirazione si agisce armonizzando corpo, sensi e mente grazie al migliorato apporto di ossigeno con conseguente beneficio sia a livello fisico sia mentale ed emozionale.

Per contatti:

Centro Yoga Armonia – Napoli Vomero
Emanuela 3395074679
Insegnante Yoga – Naturopata in Ᾱyurveda

Associazione Alchemia – Roma Monteverde
Simona 3386191610
Insegnante Yoga

Alimentazione in gravidanza. I preziosi consigli della Dott.ssa R. D’Elia, Nutritional Counselor

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La gravidanza è un fenomeno fisiologico particolare che determina profondi cambiamenti e modificazioni nell’organismo della donna, la quale si trova a dover contenere il nuovo organismo che si forma, cresce e si nutre. Pertanto, un buono stato di salute della madre già prima dell’inizio della gravidanza, nonché una corretta ed adeguata alimentazione durante tutto il periodo gestazionale, sono condizioni essenziali sia per diminuire il rischio di complicanze della gravidanza (ipertensione, gestosi, diabete gestazionale, parto prolungato), sia per la prevenzione di gran parte delle patologie neonatali.
Le principali modificazioni fisiologiche che avvengono nella donna durante la gravidanza comprendono:
• Incremento ponderale che varia durante tutto il periodo della gravidanza, ma che nel II trimestre interessa prevalentemente il comparto materno (utero, seno, espansione ematica, depositi di grasso e di riserva), mentre nel III trimestre assume un andamento costante (350-400 g mediamente a settimana) ed interessa l’accrescimento del feto e della placenta. L’optimum di incremento totale viene mediamente indicato intorno ai 12 Kg (1Kg nel I trimestre, 4 Kg a 20 settimane, 8 Kg a 30 settimane) per donne con valori normali di BMI (indice di massa corporea). Per donne gravide con valori di BMI elevati, l’incremento si può ridurre a 6-7 kg, mentre può arrivare fino a 18 Kg per le donne sottopeso;
• Incremento del dispendio energetico dovuto all’aumento del metabolismo basale della madre che, al temine della gravidanza, è pari circa al 20% in più rispetto alla norma, ma anche all’aumento della massa di tessuto attivo, della spesa energetica materna in termini di lavoro cardiovascolare e respiratorio del costo per la sintesi di nuovi tessuti;
• Cambiamenti della concentrazione di alcuni componenti (lipidi, vitamine liposolubili, proteine) che tendono ad aumentare e di altri (amminoacidi, acidi grassi, sali minerali, vitamine idrosolubili, albumina) che tendono a diminuire;

Le linee guida per una sana alimentazione dettano alcune raccomandazioni particolari in questa particolare fase della vita della donna: seguire una dieta sana ed equilibrata di tutti i nutrienti e ricca di fibre, eliminando bevande quali caffeina ed alcool (causa di insonnia ed irritabilità sia per la madre che per il nascituro); Particolare attenzione va posta anche alla sicurezza ed all’igiene degli alimenti al fine di ridurre al minimo il rischio di esposizione ad agenti inquinanti e a microrganismi patogeni. In genere, gli alimenti responsabili di infezioni alimentari come carni ed uova, devono essere assunti ben cotti; il latte deve essere pastorizzato ed i latticini preparati a loro volta con latte pastorizzato. Frutta e verdura devono essere sempre ben lavate.
Una dieta equilibrata per la gravidanza dovrà dunque essere in linea generale:
 Abbondante di zuccheri complessi (amido contenuto in pane, pasta, riso e patate) e di frutta e verdura che forniscono la necessaria quantità di fibre (per evitare anche i problemi di stipsi comuni in gravidanza);
 Moderata in prodotti caseari carni magre, pesce, uova e legumi (tutti alimenti ricchi di proteine);
 Limitata in alimenti ricchi di grassi (olio, burro, grassi saturi);
 Limitata in zuccheri semplici (saccarosio e glucosio contenuti in prodotti da pasticceria, fruttosio di cui sono particolarmente ricchi alcuni tipi di frutta);
Come la popolazione generale, la donna gravida dovrebbe consumare almeno due porzioni di pesce a settimana, evitando pesce spada e tonno per il rischio di esposizione al metilmercurio (che potrebbe determinare danni al sistema nervoso); evitare alimenti quali il fegato troppo ricchi di retinolo o vitamina A (che con dosi troppo elevate può avere effetti teratogeni). Poi, sotto stretto controllo medico, si consiglia di fare attenzione ad allergeni contenuti in arachidi, pesche, fragole e crostacei, per evitare una sensibilizzazione anche da parte del feto.

I nutrienti a cui porre particolare attenzione secondo i LARN (livelli di assunzione raccomandati di energia e nutrienti) sono i seguenti:
Calcio
Latte e latticini, vegetali a foglia verde, legumi secchi, soia ed alimenti fortificati (pane, latte di soia, tofu, noci, frutta secca)
Latte e latticini sono la migliore fonte alimentare di calcio in quanto ne contengono in elevata concentrazione ed in forma altamente biodisponibile.
Ferro
Legumi, vegetali a foglia verde scuro, alimenti fortificati (pane e cereali), frutta secca e noci.
Il ferro presente in alimenti vegetali è in forma non-eme, cioè meno biodisponibile rispetto alla forma eme presente negli alimenti di origine animale. Ma l’assorbimento del ferro non-eme aumenta se vengono consumati insieme ad alimenti contenenti vitamina C. Viene invece inibito da tè, fitati (cereali e legumi) e fibra.
Ioduro
Sale iodato, latte, alghe
La concentrazione di tale nutriente dipende dalla sua concentrazione nel terreno di coltura.
Zinco
Latticini, uova, pane e prodotti cerealicoli, legumi secchi, fagioli, noci, vegetali verdi, cereali fortificati.
Diete vegetariane e vegane assicurano un’adeguata quantità di zinco, ma l’assorbimento è inibito dai fitati (cereali e legumi secchi).
Acido Folico
Presente in abbondanza in verdure a foglia verde (spinaci, broccoli, asparagi, lattuga), arance, legumi, cereali, kiwi, fragole.
Nutriente importante per la prevenzione della spina bifida (malformazione fetale).
Poiché l’acido folico non è un complesso stabile, può essere facilmente distrutto nel processo di cottura o nella conservazione prolungata, spesso se ne consiglia un’integrazione regolare da almeno un mese prima fino a 3 mesi dopo il concepimento.
Vitamina B2
Presente in abbondanza in latte, formaggi, carne, ortaggi a foglia verde, cereali fortificati
Un’eventuale carenza sembra possa avere effetti teratogeni sul feto.
Vitamina B12
Sono buone sorgenti le carni (fegato e pesce), legumi ed arachidi.
In associazione con l’acido folico, svolge un ruolo importante nella prevenzione delle anemie severe e dei difetti del tubo neurale.
Vitamina A
Presente in latticini, fegato, olio di pesce, o come provitamina nei carotenoidi (vegetali di colore arancio e verde scuro).
Un’assunzione corretta protegge il neonato dalle malattie infettive (respiratorie in particolare), mentre un eccesso ha effetti teratogeni.
Acidi grassi essenziali
Omega 3
Le fonti principali sono l’olio di girasole, mais, soia ed i prodotti da essi derivati.
Importante soprattutto per mantenere un normale assetto lipidico della madre.
Acidi grassi essenziali
Omega 6
Le fonti sono l’olio di semi di lino, olio di noce e di colza, olio di soia, tofu e noci.
Importante per garantire un corretto sviluppo del sistema nervoso centrale (SNC) e le funzioni celebrali nel corso dell’intera vita.

Dopo queste raccomandazioni di carattere generale, va aggiunto che, poiché ogni individuo presenta una storia particolare, le raccomandazioni richiedono di essere individualizzate a seconda delle caratteristiche peculiari di ogni donna che intende procreare.

Per contatti:

Dr.ssa R. D’elia, Biologa Nutrizionista

+393477841896

Depressione post-parto. Come riconoscerla.

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Oggi affrontiamo un tema molto delicato: la depressione post-parto. Per far questo ci viene in aiuto il Dottor Antonio Maglione, ginecologo ed ostetrico di Napoli, che a tale proposito descrive il disturbo in maniera dettagliata, dando alcune indicazioni su come prevenirlo, come riconoscerne i sintomi e cosa fare per affrontarli.

“La gravidanza rappresenta per la donna un periodo di profondi cambiamenti non solo fisici ma anche psicologici. In questo periodo è molto importante dare ascolto a ciò che si sente accettando sentimenti contrastanti di felicità, tristezza, paura e gioia.Questo sconvolgimento emotivo può scatenare nelle donne più vulnerabili un’esperienza depressiva di varia intensità.La depressione postnatale è una forma di depressione generale che colpisce circa il 10-20% delle donne ed esordisce generalmente dopo 3-4 settimane dal parto. I primi segnali sono rappresentati da stanchezza,fatica e mancanza di energie che spesso non vengono correttamente interpretati. La madre depressa inoltre tende a vivere in modo ritirato e non ammette il proprio disagio. La depressione post partum ha molteplici manifestazioni cliniche ed uno dei pericoli che maggiormente corre una donna che ha sofferto di questo disturbo è l’elevato rischio di episodi depressivi futuri.
Per diagnosticare correttamente una depressione post partum bisogna innanzitutto differenziarla da altre sofferenze psicologiche riscontrabili nel puerperio: –
•MATERNITY BLUES: disturbo dell’umore di lieve entità che non implica conseguenze piscologiche a lungo termine e ha una remissione spontanea entro due settimane. I sintomi, che si manifestano pochi giorni dopo la nascita del bambino, mostrano una certa instabilità emotiva con pianto facile, ansia, paura, preoccupazioni, irritabilità, tristezza, nervosismo, stanchezza, disturbi del sonno e dell’appetito.
•PSICOSI PUEUPERALE: disturbo dell’umore molto grave e, fortunatamente, poco frequente caratterizzato da depressione, perdita di contatto con la realtà, disturbi della memoria e del pensiero, episodi deliranti e allucinazioni. Questa patologia insorge molti rapidamente o comunque entro i primi due mesi e richiede ospedalizzazione .

•DISTURBO POST TRAUMATICO POSTNATALE: lo sviluppo di questo disturbo dipende dall’esperienza traumatica del parto. I sintomi insorgono a breve distanza dal parto e consistono in una persistente ritualizzazione dell’evento traumatico attraverso pensieri intrusivi, incubi e flashback. Sono inoltre presenti disturbi del sonno, di concentrazione, di memoria, ipervigilanza, irritabilità e rabbia.
La sintomatologia della depressione post partum compromette la salute dalla donna e la sua relazione con il bambino. I sintomi della depressione postnatale sono:
•Umore depresso, tristezza;
•Pianto incontrollato;
•Sensazione di perdita di valore;
•Ansia e attacchi di panico;
•Senso di colpa e autobiasimo;
•Stanchezza, affaticamento;
•Eloquio e movimenti rallentati;
•Perdita di interesse per altre attività tra cui quella sessuale;
•Disturbi dell’appetito;
•Ridotta capacità di concentrazione e di prendere decisioni, confusione mentale;
•Instabilità emotiva;
•Disturbi del sonno;
•Ritiro dal mondo;
•Comportamenti difensivi;
•Giudizio negativo di sé come cattiva madre;
•Negazione dei vissuti depressivi;
•Preoccupazioni ossessive;
•Senso di disperazione, inadeguatezza e pensieri costantemente pessimisti;
•Angoscia, pensieri di morte e idee suicidarie
Quali le conseguenze? La depressione postnatale compromette il benessere non solo della donna ma anche la salute del figlio e la relazione con il partner.
Questo disturbo ha ripercussioni importanti nella funzione materna e nello sviluppo di una adeguata relazione madre – bambino e si presenta, infatti, come un fattore di rischio per lo sviluppo infantile.
Molte ricerche evidenziano come la depressione postnatale abbia degli effetti a lungo termine sul bambino che comprendono disturbi nell’attaccamento, disturbi cognitivi e sociali e disturbi nello sviluppo. La depressione postnatale ha inoltre un elevato rischio di ricadute e di comorbilità con altre patologie. Questo disturbo compromette anche la relazione di coppia. I partner di donne con depressione postnatale hanno inoltre maggiori possibilità di sviluppare un disturbo dell’umore.
Cosa fare? Un approccio preventivo di educazione pre e postnatale è di fondamentale importanza e permette l’individuazione già nel pre-parto delle donne maggiormente vulnerabili. Per ridurre il rischio depressivo sarebbe, infatti, utile mettere in atto degli interventi prima della comparsa del disturbo. Questo tipo di prevenzione primaria può essere fornita anche grazie a degli accoglienti percorsi di accompagnamento alla nascita che permettano alle future madri di trovare spazio per esprimere bisogni, condividere emozioni, informazioni e strategie. La rete sociale e il supporto reciproco diventano fondamentali soprattutto nel periodo successivo al parto. La vicinanza, il sostegno e la condivisione sono fattori importantissimi per accompagnare e sostenere la nascita psicologia della madre.
Oltre ad intervenire sui fattori di rischio, diminuendo soprattutto l’isolamento sociale, esiste la necessità di diagnosticare tempestivamente la depressione post partum per poter intervenire in modo adeguato e ridurre le conseguenze a lungo termine per la donna e per il bambino. E’ fondamentale che la madre mantenga i contatti con amici e famigliari imparando a chiedere aiuto, rafforzando il rapporto con il partner, cercando di comunicare ed esprimere le proprie emozioni e le proprie necessità. Amici, partner e famigliari devono prestare attenzione ai comportamenti, imparare a leggere oltre al silenzio offrendo sostegno nella quotidianità, comprensione e ascolto empatico.
Quando pensiamo alla nascita di un bambino la nostra mente si riempie di immagini di mamme serene e riposate che stringono tra le loro braccia bellissimi e tranquilli neonati. La pubblicità di prodotti per l’infanzia veicola questo messaggio di bellezza, serenità e perfezione dove tutto sembra naturale e semplice. La maternità invece è un periodo complesso dove convivono emozioni contrastanti e dove, a volte, sono presenti difficoltà e sofferenza. Esserne consapevoli permette di contrastare i sensi di colpa, di non percepirsi come cattive madri accettando i propri limiti e imparando a chiedere aiuto. La donna, prima di tutto, deve imparare ad ascoltare, comprendere e comunicare il proprio malessere e, per fare questo, deve sapere di poter ricevere aiuto, sostegno e incoraggiamento da chi la circonda”

Ringraziamo il Dottor Antonio Maglione per il suo speciale contributo.