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Un corredino neonato da Mamme Super

 Una mamma super del gruppo, Barbara, fa il bis dopo 4 anni…..ricorderà tutto quello che occorre per il piccolo in arrivo? E le future neo mamme saranno super-informate sul necessaire per il neonato?

La presenza di un fiocco azzurro o di un fiocco rosa alla porta non è soltanto sinonimo di felicità e speranza, ma anche di tanta responsabilità in più per i genitori, soprattuto se novelli. Una nuova creatura sta per fare il suo ingresso in questo mondo caotico e imprevedibile, e sta a noi fare in modo che non le manchi nulla fin dal primo giorno. Allestire un “corredino neonatonon è un’incombenza facile, ma qualcosa a metà tra un lavoro a tempo pieno e un’arte. L’impegno e il tempo necessario sono infatti notevoli, così come l’importanza di elementi estetici nella scelta degli accessori da acquistare. Si tratta, insomma, di un lavoro per super mamme!

Accessori di lungo corso: il seggiolone

Iniziamo subito col dire che non tutti gli accessori per neonati propagandati come indispensabili, lo sono strettamente. In primo luogo perché molti di questi sono sempre più degli ibridi, pensati per poter svolgere in maniera adeguata (seppur non ottimale) il compito solitamente affidato a un altro. Altri accessori fanno parte del corredino neonato da tempo immemore: è il caso del seggiolone, che non a caso è il componente del corredo per bambini maggiormente tramandato di generazione e generazione. I vecchi modelli in plastica dura sono ancora perfettamente utilizzabili, anche se risentono sempre più la concorrenza di quelli moderni, più leggeri, ergonomici e regolabili. Spesso tra un seggiolone e il “suo” bambino si crea un certo feeling, un “effetto oasi”: per questo la possibilità di poterlo chiudere e portare con sé in vacanza e in trasferta non è da sottovalutare.

I più in voga del momento: fasciatoio e fascia porta bebè

Tra gli accessori del corredino neonato più “alla moda” del momento ci sono sicuramente il fasciatoio e la fascia porta bebè, e per motivi tutt’altro che banali, superficiali e passeggeri. Il successo del primo deriva da una semplice constatazione: nella nostra vita ci aspettano, in media, 5000 cambi di pannolino per ogni figlio. Non è quindi naturale voler investire su un accessorio in grado di accelerare l’operazione del cambio, e renderla più pratica e sicura? Le fasce porta bebè, invece, devono il loro successo a una serie di studi sull’attaccamento. Secondo questa teoria, favorire il contatto tra madre (o padre) e bambino nei primi mesi intensifica il legame tra loro, riducendo il pianto e favorendo sorrisi e lunghe dormite. Inoltre, portare il bambino in fascia (facendo attenzione a legarla correttamente) ci permette di avere le mani libere e di poterci dedicare ad altre incombenze.

Tante altre cose da ricordare

Del corredino neonato fanno parte, ovviamente, tanti altri vestiti e accessori. I primi, in particolare, dovranno essere acquistati anche in base alla stagione in cui verranno indossati, scegliendo di conseguenza tra cotone, lino, caldo cotone e così via. Ci sono, poi, prodotti che vanno ad esaurimento e devono essere continuamente rimpiazzati: ecco perché ricevere in dono una torta di pannolini è sempre un piacere! Ma forse questo Barbara, come tutte le mamme bis, lo ricorda….per le neomamme, invece, per tenere traccia di questa lunga lista, ed essere sicure di avere tutto l’occorrente anche fuori di casa, vi proponiamo questa pratica infografica. Un rapido confronto vi permetterà di accertarvi di non star dimenticando nulla di fondamentale!
  
Auguri Barbara, auguri a tutte le bis- e neo- Mamme Super  in attesa!

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Un dispositivo per segnalare tuo figlio in auto. È utile?

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Qualche giorno fa a casa è arrivato un pacco. Certa di non aver ordinato nulla chiedo a mio marito. Lui mi risponde di aver ordinato on line un dispositivo di sicurezza che segnala la presenza del proprio bambino in auto, e non solo. “Caro”, gli dico, “ma come ti è saltato in mente di comprare questo aggeggio! Nostro figlio ha ormai 3 anni! E poi non credo che dimenticheresti tuo figlio in auto!!” Mio marito, sant’uomo, mi risponde che, sconvolto dai casi di decessi di bambini distrattamente lasciati in auto, si era messo a cercare su internet un apparecchio o cosa che potesse evitare una tale disgrazia. “E poi”, aggiunge, “potrebbe capitare a chiunque….e comunque mi sono sentito di fare così… In più, questo aggeggio, come tu lo chiami, segnala anche quando il bambino si allontana dal seggiolino!!!”
Alquanto perplessa dell’acquisto, ho lasciato lì il pacco, senza nemmeno aprirlo, e dopo alcuni giorni ho chiesto alle mie amiche mamme super che ne pensassero di questo tipo di dispositivi.
Barbara mi dice ” non ne conoscevo l’esistenza, lo trovo inquietante per quello che rappresenta, cioè che abbiamo bisogno di un dispositivo del genere per controllare un figlio che è a 50 cm dietro di noi, ma naturalmente ė una constatazione sul mondo e i tempi in cui viviamo”. Ivana risponde “io lo trovo un dispositivo molto utile visti tutti i casi di bambini deceduti perché dimenticati in auto. Se ne parlava ed era ora che divenisse realtà. Ovviamente anch’io penso sia impossibile dimenticare mio figlio…ma a qualcuno è successo!!!”
Sempre più scettica ho fatto una ricerca sul web sull’argomento. Le statistiche parlano chiaro: i casi di decesso e abbandono di bimbi in auto sono numerosi e vedono protagonisti, purtroppo, anche genitori attenti, amorevoli e scrupolosi incappati involontariamente in un black out temporaneo. Ad oggi (solo negli Stati Uniti) i bambini deceduti in questo modo dal 1998 sono 615 e molti altri casi mortali di ipertermia sono stati segnalati in tutto il resto del mondo (Belgio, Israele, Italia, Paesi Bassi, Islanda, Ungheria, Spagna, Svezia, Malesia, Cipro, etc.). Tale fenomeno è purtroppo in crescita. In Italia dal 1998 al 2013 sono stati registrati 6 decessi. Per non parlare degli innumerevoli casi di bimbi portati al pronto soccorso in seguito ad eventi di ipertermia.
Lo stress e la frenesia della vita quotidiana predispongono chiunque a una distrazione fatale. Sembra assurdo, eppure, secondo gli esperti, stress, stanchezza, agitazione, cambiamenti imprevisti nella routine quotidiana, possono causare un “blackout” temporaneo nella memoria a breve termine, che può portare a dimenticare sia le cose più semplici come un mazzo di chiavi che le cose più importanti, come un figlio. La memoria non fa distinzione.
A quel punto, mi sono detta, mio marito é stato più saggio di me…così, incuriosita, ho aperto il pacco. Il nome del dispositivo è Remmy. Cercando sul web, scopro che si tratta del primo dispositivo “segnala bebè” in commercio in Italia per la prevenzione e sicurezza dei bambini in auto, ideato da due papà di Bologna. Remmy (dal verbo inglese “remember”, appunto, ricordare) è un dispositivo di allarme acustico che monitora costantemente la presenza del bimbo in auto segnalandoci non solo se il bimbo è ancora in auto una volta spento il motore, ma anche se il bimbo si sposta dal suo seggiolino durante il viaggio, richiamando l’attenzione del conducente.
Per noi mamme e per i papà la protezione del nostro bambino è sempre al primo posto. Dotarsi di seggiolini idonei dove far sedere i propri figli è la prima cosa da fare ai fini della sicurezza in auto; ma a quanto pare non basta. Quante volte, nella fretta, ci capita di dimenticare di allacciare le cinture? E sapevate, se non per esperienza personale, che un bambino di un’età compresa tra i 12 mesi e i tre anni può riuscire da solo a slacciare la cintura di sicurezza in un seggiolino mentre il genitore è alla guida?
Bravo marito, mi hai convinta, applicare Remmy al seggiolino è un’ulteriore garanzia di protezione per nostro figlio. Facilita gli spostamenti quotidiani e rende più facile concentrarsi sulla guida.
Poi, è sicuro e semplice da installare e utilizzare: e’ composto da un rilevatore baby collegato al seggiolino del bambino e da una cicalina sonora che si alimenta nell’accendisigari dell’auto. Il sensore di peso alloggiato sotto la prima fodera del seggiolino comunica all’impianto centrale se il bambino si è spostato dal seggiolino durante il viaggio o se è ancora in auto una volta spento il motore della macchina: un segnale sonoro richiama immediatamente l’attenzione dell’autista, ricordando la presenza del piccolo nella vettura ed evitando, in questo modo, dimenticanze oppure distrazioni dovuti a circostanze esterne.

Insomma, lo consiglio a vivamente a tutte le mamme e tutti i papà super!

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Come rimproverare un bambino nel modo giusto

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Rimproverare un bambino ha le sue difficoltà e controversie, ma è indispensabile per poter disciplinare alcuni suoi comportamenti, spesso difficili da gestire o da tollerare.

Per rimproverare un bambino non è necessario tanto tempo, ma è sufficiente un minuto al momento del fatto e riferito unicamente a quella situazione.

Secondo Gerard E. Nelson, uno psichiatra infantile americano, il metodo The one minute scolding (La sgridata di un minuto) si rivela valido in diversi contesti per migliorare il rapporto tra il bambino e l’adulto.

L’attenzione è, infatti, limitata nel tempo: il bambino non ha una chiara definizione spazio-temporale ed è quindi difficile per lui risalire ad eventi precedenti.

Lo stile adottato dal genitore, comunque, è utile allo sviluppo equilibrato del bambino e della sua autostima. Un comportamento autorevole con caratteristiche di fiducia, rassicurazione e cooperazione permette di sviluppare nel bambino l’attività, la creatività, un buon adattamento sociale, una aggressività moderata e funzionale alla autorealizzazione, una buona autostima e senza alcune costrizione alle regole (Maccobin et al. 1983).

È quindi fondamentale:

non biasimare un bambino in presenza di altri, ma farlo in intimità poiché umiliarlo in pubblico comporterebbe mortificare la sua autostima ed il suo senso di competenza. Di contro, un bambino avvilito diviene trasgressivo e prepotente.

motivare il rimprovero sulle possibili conseguenze delle sue azioni e spiegando che il richiamo è rivolto al suo comportamento e non alla persona.
In questo modo continuerà a sentirsi amato.

Elementi indispensabili per educare un bambino:

1. La coerenza. È necessario esercitare regole coerenti tra loro ed avere aspettative realistiche come genitore non solo in privato ma anche in pubblico. (La singola eccezione potrà divenire una possibilità anche per altre situazioni: per es. comprargli un gelato prima di cena o un giocattolo nonostante ne abbia già avuto un altro).

2. I genitori dovranno mostrarsi uniti nella comunicazione e nella attuazione delle regole. Diversamente, il bambino preferirà un genitore all’altro per soddisfare i suoi capricci e potrà generare disguidi all’interno della coppia.

3. Essere rispettosi nei confronti del proprio figlio. Anche lui ha dei bisogni e dei desideri come essere umano e pertanto non è perfetto. Prendere sul serio le sue richieste, anche se non soddisfatte, è un buon modo per rispettarlo. Le offese (“ti sembra una cosa intelligente da fare”, “sei stupido”) tendono a infierire sulla sua autostima e ciò comporterebbe una mancanza di considerazione nei suoi confronti.

4. Insegnare metodi di disciplina positivi. Aiutarlo a comprendere i suoi comportamenti inappropriati e ad evitarli in futuro. Sedersi accanto a lui e discutere sul perché è successo. In questo modo si potrà cercare insieme una soluzione.

5. Ricompensare il bambino quando si è comportato bene rinforza l’atteggiamento positivo ed il rispetto delle regole educative.

La comunicazione è quindi di gran lunga preferita alla sculacciata o al castigo considerati ormai dei metodi storici di educazione infantile

“Un bambino quando viene al mondo,
non ha né un passato né esperienze
da cui trarre indicazioni per gestire se stesso,
nessuna scala grazie a cui giudicare le sue capacità.
Deve basarsi sulle esperienze che ha con le persone che gli stanno intorno
e sui messaggi che esse gli inviano riguardo al suo valore come persona” (Satir, 1972).

Fonte: http://www.pianetamamma.it

Come insegnare ai bambini a condividere ed essere gentili e altruisti

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E’ importante che i più piccoli vengano indirizzati verso comportamenti altruistici da chi è più grande di loro. Soltanto attraverso l’esempio e il gioco tra genitori e figli e tra bambini tra di loro è possibile insegnare la gentilezza, l’educazione e la condivisione ai bambini.

Come fare allora visto che i più piccoli, per loro natura, tendono ad essere molto egoisti, soprattutto nella fase prescolare in cui tutto “è mio”?

Di solito, infatti, i bambini intorno ai tre anni, tendono ad essere molto egoisti nei confronti degli altri poichè il loro sviluppo cognitivo è maturo per comprendere il concetto di proprietà. La mamma “è mia”, il gioco del compagno “è mio”, la pappa “è mia”. Ed è in quel momento che si spiega ai bimbi che non tutto “è mio”. Proprio in quel momento però, bisogna aiutare i piccoli ad essere altruisti e a capire quanto sia importante la condivisione con gli altri.

Innanzitutto bisogna che siano gli adulti a dare l’esempio. Poi si può provare con i giochi giusti.

Ci sono infatti alcuni giochi che possiamo proporre ai nostri bambini per insegnare loro ad essere gentili con i fratellini e le sorelline, con i compagni di classe e con gli altri in generale.

Vediamo quali sono:

IL GIOCO DEL DUE – Questo gioco è particolarmente indicato nel caso ci siano sorelline o fratellini in casa. Ogni volta che il bimbo chiede un biscotto o un gioco, bisogna dargliene due, uno per se stesso e uno per la sorella/fratello. In questo modo sarà spontaneo per lui condividere le sue cose con gli altri membri della famiglia.

SCAMBIARE I GIOCHI – Questa strategia è molto utilizzata a scuola, quando i bambini giocano con oggetti che sono in dotazione per tutti e non sono di proprietà. Quando due piccini si contendono lo stesso gioco, si utilizza la teoria del compromesso per evitare litigi: si invita il bambino che vuole togliere il giocattolo al momentaneo fruitore a prendere un altra cosa, ugualmente bella, da offrire in cambio. In questo modo, invece di strappare di mano gli oggetti, i bambini imparano a fare proposte o ad aspettare il proprio turno.

Fonte: http://www.nonsprecare.it

Non ci sono sculacciate buone.

Di Alice Miller

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Perché le sculacciate, gli schiaffi ed anche le percosse apparentemente innocue come gli schiaffi sulle mani d’un bambino sono pericolosi?
1. Insegnano loro la violenza, con l’esempio che ne danno;
2. Distruggono la certezza infallibile d’essere amato, cosa di cui il bambino ha bisogno;
3. Creano un’angoscia: quella dell’attesa delle prossime percosse;
4. Sono portatrici d’una menzogna: pretendono di essere educative quando in realtà servono ai genitori per sfogare la loro rabbia; essi picchiano i loro bambini perché sono stati essi stessi picchiati nella loro infanzia;
5. Incitano alla rabbia e ad un desiderio di vendetta che non verranno espressi nell’infanzia ma si esprimeranno nell’età adulta;
6. Predispongono il bambino ad accettare argomentazioni illogiche (“io ti faccio male per il tuo bene”) e le imprimono nel suo corpo;
7. Distruggono la sensibilità e la compassione verso gli altri e verso sé e limitano così le capacità di conoscenza.

Che cosa impara il bambino dalle sculacciate e dalle altre percosse?
1. Che il bambino non merita il rispetto;
2. Che si può apprendere il bene attraverso una punizione; questo è falso, in verità insegniamo al bambino solo il desiderio di punire;
3. Che non bisogna sentire la sofferenza, che è necessario ignorarla; questo è pericoloso per il sistema immunitario;
4. Che la violenza fa parte dell’amore; questa lezione incita alla perversione;
5. Che la negazione delle emozioni è salubre; ma è il corpo che paga il prezzo per quest’errore, spesso molto più tardi nella vita;
6. Che non bisogna difendersi prima dell’età adulta.

E’ il corpo che conserva la memoria di tutte le tracce nocive delle supposte “buone sculacciate”.
Come scarichiamo la rabbia inascoltata?
Durante l’infanzia e l’adolescenza:
1. Perseguitando i più deboli.
2. Aggredendo i propri amici e compagni.
3. Umiliando le ragazze.
4. Attaccando gli insegnanti.
5. Vivendo le emozioni vietate dinanzi alla televisione o attraverso i videogiochi, identificandosi con eroi violenti. (I bambini non picchiati dimostrano meno interesse per gli spettacoli violenti e crudeli e non produrranno film atroci, una volta diventati adulti).

Quali sono le conseguenze nell’età adulta?
1. Si perpetuano le percosse, apparentemente come un mezzo educativo efficace, senza rendersi conto che in verità ci si vendica della propria sofferenza sulla generazione successiva.
2. Ci si rifiuta, o non si è capaci, di comprendere le relazioni tra la violenza subita precedentemente e quella ripetuta attivamente oggi. Si conserva così l’ignoranza della società.
3. Ci si impegna in attività violente.
4. Ci si lascia influenzare facilmente dai discorsi politici che ci indicano capri espiatori nei confronti della violenza che abbiamo interiorizzato e di cui ci possiamo finalmente sbarazzare senza essere puniti: razze “impure”, etnie da “ripulire”, minoranze sociali disprezzate.
5. Perché chi ha obbedito alla violenza da bambino, è pronto ad obbedire nuovamente a qualsiasi autorità che gli ricordi l’autorità dei genitori, come i tedeschi hanno obbedito a Hitler, i russi a Stalin, i serbi a Milosevic.
Per contro, si può prendere coscienza della rimozione, provare a comprendere come la violenza si trasmetta dai genitori ai bambini, e si può smettere di picchiare i bambini indipendentemente dalla loro età.
Si può farlo immediatamente quando si comprende che le sole vere ragioni per dare “botte educative” si nascondono nella storia rimossa dei genitori.
© Alice Miller

La dott.ssa Rossana Pierri, psicologa, mi ha inviato un riassunto eccezionale del pensiero della psicoanalista controcorrente Alice Miller, che prese coscienza, attorno ai 50 anni, della sua infanzia e dei maltrattamenti subiti, che non aveva avuto il coraggio, fino ad allora, di raccontarsi.

Alice Miller ha scritto libri che hanno toccato il cuore di milioni di persone, aiutandole a riscoprire le ferite nascoste, e a ribellarsi ad un malessere che spesso viene espresso sottoforma di sintomi somatici e di depressione, ma che trae origine nei primi anni di vita.
Alice Miller ha parlato della possibilità di trovare un testimone consapevole, una persona consapevole della propria infanzia, schierata dalla parte del paziente, che aiuti le persone a conoscere la propria verità, alla ricerca del proprio Vero Sé.

Dott.ssa Rossana Pierri
Psicoterapeuta presso il Centro di Psicoterapia a costo sociale
“Il terapeuta consapevole”
Via Salita Arenella 43
Napoli

Sondaggio – dove lascerei mio figlio piccolo mentre lavoro?

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Se potessi immaginare una struttura che si prende cura di tuo figlio mentre tu lavori o ti dedichi ad altre attività, quali caratteristiche dovrebbe avere?

Autismo. Guarire è possibile secondo il dottor Tinus Smits

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Quest’articolo mi ha colpito molto e spero possa essere utile e dare un po’ di speranza a quelle mamme che affrontano ogni giorno il dramma di avere un figlio autistico.

Solleviamoci's Weblog

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Le interviste impossibili

Si può guarire dall’autismo! Parola del dottor Tinus Smits

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Marcello Pamio per www.disinformazione.it – 21 gennaio 2013

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Oggi, nel Terzo Millennio, un bambino nato ogni 100 è autistico!
Una vera e propria pandemia in crescita esponenziale, che in alcuni stati raggiunge addirittura numeri allarmanti, interessando 1 bambino ogni 50-80 nati.
L’autismo è un disordine neurologico dello sviluppo, e siccome è considerato “incurabile” dalla medicina allopatica, ai genitori non resta che la disperazione.

Ed ecco un libro scritto da un medico omeopata olandese, che invece porta un po’ di luce nella tenebra, da una qualche speranza parlando senza mezzi termini anche di guarigioni.
Con questo non si vuole illudere nessuno, soprattutto i genitori, anche se ci sono numerosi casi di bambini guariti: lo scopo di questo articolo-intervista, è far conoscere una strada, un percorso terapeutico, che sta dando risultanti straordinari.
Una strada che da speranza.

Questa…

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Riciclare con creatività: secondo appuntamento con i “riciclattoli” di Paola

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Oggi siamo al secondo appuntamento con i lavori creativi di Paola, mamma di una splendida bimba, che, come abbiamo visto nel precedente articolo, ama realizzare giochi per bambini con materiali di recupero, i cosiddetti “riciclattoli”. Accostando semplicità e design moderno, Paola ci insegna a creare giochi fantasiosi e divertenti dando nuova vita a quello che potrebbe diventare spazzatura….e, cosa ancora più interessante, i suoi riciclattoli sono davvero alla portata di qualsiasi mamma !

Oggi ci mostra come realizzare un gioco con triplice funzione: casetta delle bambole, negozio, teatrino

Occorrente:

  1. Uno scatolone di cartone
  2. avanzi di carta adesiva, di buste di carta e confezioni cartonate di varie fantasie e colori
  3. forbici
  4. colla
  5. Tanta FANTASIA!

Procedimento:

Smontare lo scatolone eliminandone un lato, aprire sui lati delle finestre: una con le grate passanti e l’altra con le ante apribili. I bimbi amano affacciarsi, curiosare, passare oggetti da una parte alla’altra!

Sul lato centrale aprire un arco e lasciare uno sportello attaccato al lato inferiore. Sarà all’occorrenza ripiano per la merce del negozio, palcoscenico del teatrino, vialetto d’ingresso della casa/ponte levatoio di un castello

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Rivestire poi gli interno con la carta adesiva; quella finto legno risulta perfetta per il palcoscenico e le ante della finestra.

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Con i ritagli di buste o confezioni cartonate si può decorare l’esterno a proprio piacimento. Ma solo dopo aver rivestito tutta la superficie con dei fogli colorati opportunamente sagomati: rossi a forma di tegole per il tetto, verdi per il basamento,  rosa per le pareti.

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Ed ecco il lavoro finito: da un lato è un simpatico bar per prendere un caffè, bibita o dolcetti; il lato interno è attrezzato con cassa e bilancia. Il lato esterno al centro è un fornito negozio di ortaggi e frutta.

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Ma non finisce qui: si cambia gioco e la scatola diventa una romantica casetta delle bambole. Oppure se la rivoltiamo come un calzino, l’esterno si trasforma in un castello delle fate o in bosco incantato degli elfi e degli unioni….Insomma il gioco è infinito!

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Grazie Paola per la tua genialità!!

Mamme ora non vi resta che ritagliarvi un po’ di tempo, approfittando delle feste pasquali,  e mettervi all’opera magari facendovi aiutare dai vostri bimbi!

Buon divertimento!

 

Come crescere il tuo “cucciolo” d’uomo per infondergli sicurezza. Segnali d’affetto….

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Care mamme, sapete qual’è la differenza tra le cure materne nell’uomo e il modo in cui vengono attuate nelle altre specie animali?

Le cure materne e paterne, nella specie umana, si sono evolute per far sì che la madre, una volta messo al mondo un bambino, si prenda cura dei suoi bisogni dato che alla nascita non ha modo di essere autonomo. Il piccolo umano ha infatti bisogno di essere protetto dai pericoli esterni, di essere nutrito, pulito, scaldato, e questo per un lungo periodo della sua vita, soprattutto nei primi tre anni di vita.
In questo periodo è la madre che fa tutto questo per lui: non vive più per se stessa, ma diventa il suo corpo vicario, pronta a intervenire ai suoi richiami e a difenderlo.
Madri e figli sono tenuti insieme da un flusso di segnali affettivi: il tono della voce della mamma, lo sguardo, il tono muscolare quando lo tiene in braccio, il lento movimento, il contatto fisico, rassicurano costantemente il bambino che tutto va bene.
Provate a ricordare: vi è mai capitato che il bambino è calmo e tranquillo con voi, e appena lo date in braccio ad un’altra persona inizia a piangere?
Il piccolo uomo è sensibilissimo: se è in braccio ad una persona calma e rilassata, che lo abbraccia e magari lo culla dolcemente, comprende che va tutto bene; se invece è in braccio ad una persona che, per un motivo o per un altro, è tesa, rigida, si muove a scatti, oppure ha un tono di voce brusco, il bambino si spaventa: percepisce che può esserci qualche pericolo nell’ambiente.
Il bambino non ha infatti coscienza di dove si trova e se corre pericolo, ma guarda e sente la mamma per poterlo capire. Se la mamma è tranquilla, lui è tranquillo, se la mamma è ansiosa, lui è ansioso. Spesso, è fin da qui che ha origine la cosiddetta iperattività: sono bambini agitati che non hanno potuto concedersi di rilassarsi perché non lo era la madre, che magari aveva dovuto lottare da sola contro mille difficoltà.
La mamma, infatti, in questo periodo, ha bisogno di un grande sostegno, ed è una importante capacità quella di saperlo richiedere. Il sostegno può arrivare dal marito, in primis, ma anche dai genitori, dagli amici, da coloro le sono vicini e che, anche quando non sono in grado di tenere il bambino, possono però dare una mano a fare la spesa, cucinare, fare le pulizie.
Il piccolo, appena nato, è istintivamente portato ad avere paura se lasciato solo. Da un punto di vista evoluzionistico, questa paura è giustificata, perché è legata al pericolo della predazione: il bambino, come cucciolo di uomo, può essere la preda preferita di molte specie animali. Bastano pochi secondi perché una tigre lo possa catturare. Per questo, il flusso di segnali con la mamma deve essere quasi costante nei primi mesi, nel senso che si possa assicurare, con lo sguardo o con un segnale affettuoso di presenza, che non ci siano pericoli nell’ambiente. Questo accade con la mamma, o con altre due o tre persone di riferimento, di solito il papà e i nonni.
Se il bambino è lasciato solo, dopo poco scoppierà in un pianto disperato: la paura della predazione prende il sopravvento. Ovviamente sappiamo che non c’è nessuna tigre in salotto, ma lui non può saperlo e istintivamente reagisce in questo modo. Il pianto del bambino piccolo non va sottovalutato; istintivamente, infatti, la madre accorre e lo consola. Non c’è il rischio di viziarlo in questo: il bambino sperimenta qualcosa di simile ad un attacco di panico, e purtroppo dei bambini che sono stati frequentemente trascurati da piccoli crescono con un senso di paura e di dipendenza di cui difficilmente si libereranno.
Il piccolo d’uomo quando è al sicuro si interessa all’ambiente, gioca, esplora, e impara nuove cose; quando invece teme che ci sia una minaccia, allora smette di giocare e di esplorare, e corre dalla madre se può, e se non può piange per richiamare la sua attenzione. E’ fondamentale che la madre accorra: in questo modo, il bambino acquisisce nel tempo un senso di sicurezza, sente che è amato, protetto, che non è solo, e che se esprime un bisogno c’è qualcuno che lo ascolta.
Questo lo porta, se sperimentato nei primi tre anni di vita, a sviluppare un senso di sicurezza in se stesso, e la fiducia di potersi allontanare, che sono le basi per una piena futura autonomia.
Se invece il bambino sente che davanti ad un (presunto) pericolo viene soccorso una volta si e una no, se riceve sguardi ostili e punizioni invece di una rassicurazione, o se i suoi bisogni vengono ignorati o fraintesi, allora crescerà pauroso e dipendente: avrà appreso che è meglio non allontanarsi dalla mamma, perché il pericolo è in agguato e in lui restano paure non placate. Potrà affrontare la vita in modo pauroso e con la sensazione di non farcela da solo, e potrebbe restare per molti anni legato e dipendente.
Per quanto questo sia un comportamento diffuso, soprattutto in passato, picchiare un bambino è come terrorizzarlo. L’uomo è l’unico mammifero al mondo che eserciti violenza sui propri piccoli: non vedrete mai una scimmia picchiare il proprio cucciolo, ma anzi, la mamma sarà pronta ad aggredire chiunque provi a separarlo da lei. Nelle scimmie, il piccolo per i primi anni cresce attaccato al pelo della mamma, che lo porta sempre con sé. Anche negli umani era così, ma nei millenni la specie umana ha adottato la postura eretta, ed ha smesso di portare addosso il proprio piccolo, sacrificando il legame affettivo con una maggiore efficienza lavorativa.
Per questo non bisogna temere di tenerlo “troppo” in braccio: non esiste un troppo, per i primi anni, e dopo sarà lui stesso a non volerci più stare. I suoi interessi lo porteranno ad esplorare il mondo, piuttosto che a stare sempre attaccato alla mamma.

I bisogni del piccolo li abbiamo detti, e possono essere riassunti nel sentirsi amati; tuttavia accade spesso che nel curare i propri piccoli molte mamme si sentano inadeguate o in difficoltà. Ecco perchè nella specie umana è importante che vengano considerati anche i bisogni di una mamma. Ricevere sostegno, riuscire a dormire il più possibile, magari sfruttando le ore in cui dorme il bambino, farsi aiutare dai familiari e dai parenti nella gestione della casa, lasciando che le pulizie e le altre cose non siano una priorità: non è possibile badare al bambino, fare le pulizie e la spesa, cucinare, e tenere tutto in ordine, nei primi mesi di vita del piccolo. Non ce la si fa, perché stare dietro al bambino e allattare è troppo stancante; a volte i papà, che la mattina escono per andare al lavoro, questo non riescono a comprenderlo e la loro stanchezza, visto che hanno avuto la possibilità di stare fuori casa e impegnarsi in altre attività, non è mai la stessa della mamma che è stata tutto il giorno alle prese con il figlio, magari senza riuscire neanche a farsi una doccia…

Dunque per crescere il proprio piccolo è importante sentire di avere il diritto di chiedere aiuto, coinvolgere i papà, ed eventualmente i nonni e…naturalmente farsi guidare dal proprio istinto materno, così qualsiasi piccolo errore può essere superato e si può instaurare una relazione gioiosa e di amore con il proprio figlio.

Dott.ssa Rossana Pierri
Psicologa e psicoterapeuta, socia APDP
Centro“Il terapeuta consapevole”Napoli

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Riciclare con creatività: realizzare giochi fai da te per bambini

Riciclare, restaurare, ritagliare, ricomporre, stupire:il lavoro di creazione manuale vive una rivalutazione culturale. Il fai-da-te in casa non è più solo un hobby ma anche una soluzione anti-crisi. Il riciclo di oggetti che hanno esaurito il loro scopo è una pratica eco-friendly ed economica.  I nostri nonni lo sapevano bene….non buttavano mai nulla, altro che consumismo! Per non parlare del fatto che creare con i più piccoli è un’esperienza di condivisione molto importante, sia perchè stimolare la creatività è fondamentale per la loro crescita, sia perchè, trattandosi di riciclo, insegniamo loro il rispetto della natura. Per questo motivo nelle scuole si stanno diffondendo tante attività creative da effettuare con numerosi  articoli riciclabili, tra i più diffusi, carta, cartone e plastica. Naturalmente è importante guidare e affiancare i piccoli, poi un paio di forbici dalle punte arrotondate, pennelli, colle atossiche, colori e pastelli faranno il resto.

È in quest’ottica che oggi presentiamo il primo lavoretto fai da te della nostra amica Paola T. che ci mostra come realizzare “Toodles” della Casa di Topolino con pochi semplici passaggi:

Occorrente: un vecchio cd, colla stick, cartoncino giallo, forbici, una stampa a colori di Toodles scaricata da internet

Procedimento: Si spalma di colla il cd, ci si incolla la stampa di Toodles. (Il Cd serve per dare solidità). Si incolla poi sul retro il cartoncino giallo e quando è asciutto si ritaglia.

Pronti per giocare?!

Grazie a Paola per il suo speciale contributo !imageimage