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Smettila Di Reprimere Tuo Figlio.

 Ho deciso di parlarvi di un libro dal titolo avvastanza provocarorio, ma che ho trovato davvero utile per noi genitori. Si tratta di “Smettila di reprimere tuo figlio”, libro scritto da Roberta Cavallo e Antonio Panarese, formatori specializzati nell’infanzia secondo natura, consulenti genitoriali e fondatori di BIMBIVERI, la società per la crescita felice dei bambini secondo natura.

Dopo essersi formati presso la scuola di formazione L’Oasi Naturale” di Angela Pedicone, infermiera pediatrica, naturopata e ideatrice del metodo “Puericoltura naturopatica”, gli autori hanno deciso di portare avanti i suoi insegnamenti e attività, ispirandosi soprattutto alla sua grande dote di “leggere dentro” i bambini e gli adolescenti e di risolvere le difficili situazioni che le sottoponevano le mamme. Hanno cosi gestito per 5 anni, a partire dal 2008, un centro residenziale con bambini in affido famigliare, collaborando con i servizi sociali. Dopo la morte di Angela gli autori, visti i risultati positivi raggiunti, hanno fondato “Bimbiveri” e hanno creato la “Mappa per la Crescita Felice”, onde fornire tutti gli strumenti per crescere un bambino nella serenità e nella gioia.

“Smettila di reprimere tuo figlio” si propone come guida per noi genitori, in quanto intende aiutarci ad attivare una consapevolezza naturale e innata e fornirci informazioni utili per la gestione delle difficoltà nella crescita dei nostri figli.

Trovo che la straordinarietà del libro stia nelle premesse teoriche che sono alla base dei consigli forniti dagli autori.
Nel rivolgersi a noi genitori, Antonio e Roberta contattano prima di tutto quella parte bambina di noi che, nonostante l’età adulta, forse non é mai cresciuta o é cresciuta male e chiede cancora attenzione, protezione e amore, magari attraverso la malattia, l’ansia, la rabbia, la depressione, la frustrazione…
Tutti siamo venuti al mondo con una sola richiesta: “Tutto quello che i bambini chiedono una volta venuti al mondo è di essere amati, e di essere amati per quello che sono”. [cit]
Ognuno di noi nasce perfetto a modo suo, amabile e speciale. Ma quasi sempre succede che la parte bambina di quelli che si dovrebbero occupare di noi, purtroppo, a suo tempo, non fu amata incondizionatamente. Cosi accade che a nostra volta cadiamo nella trappola del “devi essere/non devi essere”, perpetuando un circolo vizioso che si ripete di generazione in generazione. Per spezzarlo abbiamo bisogno di ricontattare la nostra parte bambina e far pace con lei.
Imparare ad amare noi stessi, smettere di reprimere noi stessi, è dunque il primo passo per poter donare amore incondizionato ai nostri bambini e non “reprimerli”.
Fai di tutto per essere felice, risolvi i conflitti con il passato, amati e realizza te stesso. L’apatia, la rabbia, il rancore sono contagiosi. Tuo figlio ti osserva e ti imita o comunque, anche senza volerlo, assorbe i tuoi atteggiamenti e le tue ferite. Se vuoi che sia davvero felice, iniziare da te è il modo più semplice. [cit]”

Obiettivo del libro è farci capire che dobbiamo imparare a osservare e ascoltare i nostri bambini perché solo loro possono dirci quello di cui hanno bisogno. Mediante la spiegazione delle tre fasi di crescita attraverso le quali passano i bambini da 0 fino a 21 anni, il libro fornisce chiarimenti e consigli pratici su come gestire, accogliere e vivere le varie fasi nel modo meno traumatico possibile.

Molto interessante anche l’analisi del rapporto con il cibo. Il libro illustra come uno stile di vita sano, un’alimentazione equilibrata siano necessari per l’armonia e la crescita serena del bambino e della famiglia. Come bevande gasate, merendine industriali, consumo di latte latticini carne, una vita sedentaria influiscano inevitabilmente sullo sviluppo psico-fisico dei nostri bambini. Vengono anche elencati i 9 falsi miti dell’alimentazione, tra i quali il fatto che il latte di mucca sia fondamentale per la crescita.

In conclusione, data anche la presentazione di molti casi pratici, reputo che il libro sia una fonte preziosa per noi genitori alle prese con l’arduo compito e desiderio quotidiani di realizzare la Crescita Felice dei nostri figli.

A questo link potete leggere le prime 40 pagine del libro:
http://www.anptraining.net/smettila-di-reprimere-tuo-figlio/

Il sito degli autori:
http://www.bimbiveri.it/smettila-di-reprimere-tuo-figlio-bestseller/

La pagina FB di Bimbiveri:
https://www.facebook.com/bimbiveri

Il canale Youtube di Bimbiveri:
https://www.youtube.com/user/Bimbiveri?feature=watch

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Cosa pensano le mamme italiane della nuova definizione di “famiglia”

  

Ormai la definizione di “famiglia” si è evoluta, e mentre in Italia noi mamme facciamo fatica ad accettare questo cambiamento, in realtà anche il Parlamento Europeo ne ha preso atto. Oggi esistono le famiglie tradizionali e quelle omogenitoriali, quelle conviventi e quelle lesbiche e gay.

Osservando i tempi di oggi è evidente come non siano un inno alla stabilità affettiva e relazionale e come sia in crisi cosa significhi realmente stare insieme e fare famiglia. Molti vivono relazioni flessibili, a tempo, che si esauriscono e che non si basano sull’incontrovertibilità di una scelta. Al contempo i limiti all’interno di ogni relazione vengono stabiliti dai protagonisti e dall’esterno non è ammissibile alcun giudizio. 

Mi sono consultata con varie mamme prima di scrivere questo articolo e siamo tutte d’accordo sul fatto che tutti i nuclei famigliari debbano poter vivere dignitosamente e non schiacciati dalla morsa del fine mese e dal clima di precarietà che regna oggi, senza perdere tempo a fare distinzioni rispetto a cosa sia e cosa non sia la famiglia. 

Ci siamo chieste: due donne anziane vedove che vivono insieme non sono una famiglia? Una ragazza madre e due figli non sono una famiglia? Due uomini che si amano e che condividono i loro spazi e le loro risorse non sono famiglia? Perchè due lesbiche non possono formare una famiglia, sentirsi madri adottando o prendendo in affidamento un bimbo, consentendogli possibilità che la condizione di orfano non può permettergli?
Meno accordo lo abbiamo trovato sulla scelta di metter al mondo figli in caso di nuclei familiari omosessuali perché alcune di noi lo reputano un atto innaturale, con tutto il rispetto per chi opera questo tipo di scelta.  

A molte di noi piace l’idea della bella la famiglia del Mulino Bianco formata da padre, madre e figli che vivono insieme in armonia. Ma, diciamoci la verità, quante ne esistono/resistono!??? 

Di una cosa, tutte noi, come mamme, siamo convinte più di tutto: che la tutela del bambino/a sia da mettere al centro di qualsiasi discussione sulla famiglia e che i politici debbano preoccuparsi soprattutto di comprendere quale sia il reale bene per lui/lei, al di là di ogni definizione concettuale! 

 

Cucinare sano per i nostri bimbi: qualche consiglio!

  
Care mamme super,

oggi vorrei parlare un po’ di scelte alimentari. Sono convinta che ognuna di noi si è spesso interrogata su quale sia lo stile di vita più sano da proporre ai nostri bimbi, quali cibi preferire e quali controindicazioni esistano quando optiamo per una dieta piuttosto che un’altra. Di certo, le scelte alimentari di ognuno dipendono da molti e diversi fattori, prevalentemente etici o legati ai valori nutrizionali. Quello che non dobbiamo dimenticare però è che per i bambini il cibo è soprattutto strumento di conoscenza e permette il loro sviluppo. Apprezzare il cibo soddisfa sì un bisogno primario ma serve anche ad esprimere il legame con l’ambiente in cui sono inseriti: la famiglia, la scuola, gli ambienti di gioco. Farne una questione morale però è sbagliato: i bimbi non hanno gli strumenti adatti per comprenderla e otterremo l’effetto opposto. Come fare allora a proporre una sana e valida educazione alimentare? Usiamo le nostre energie per preparare piatti sani ma al tempo stesso gustosi e accattivanti, e prendiamoli per la gola!

Per questo, il mio consiglio è iniziare dalla cucina naturale. Ma che cos’è esattamente? Una delle definizioni più calzanti è questa: “una cucina che rispetta la natura degli alimenti e di chi dovrà consumarli”.

Si tratta di una cucina particolarmente gustosa, che non esclude cibi e che predilige l’utilizzo di prodotti il meno lavorati possibile (ovvero i prodotti confezionati delle industrie alimentari), meglio se semi-integrali o integrali. Si preferiscono le proteine vegetali (per intenderci, quelle contenute nei legumi e nelle farine) ma senza escludere quelle animali. Inoltre, si fa largo uso di tutti quegli insaporitori naturali che danno gusto e carattere alle ricette: erbe, spezie, semi in generale, come quelli di lino o di girasole.

Per ottenere buoni risultati vi consiglio di frequentare un corso di cucina naturale in cui imparare tecniche, ricette, valori nutrizionali dei cibi e loro stagionalità. Per farlo senza stress e in modo divertente vi suggerisco di cercare un corso di cucina su uno dei tanti portali di annunci presenti online. Il più famoso e completo per me è senza dubbio Bakeca.it: presente da più di dieci anni è un ottimo strumento per trovare in modo rapido e facile quello che stiamo cercando.

Se per esempio, cercate dei corsi a Roma, non dovete far altro che arrivare sulla home del sito, impostare come città di riferimento Roma e poi, dal menu a sinistra, scegliere “Formazione” e di seguito “Corsi di Formazione Professionale”. Dalla pagina dei risultati, cliccate sul filtro “Turismo e Ristorazione”: otterrete una lista di tutti i corsi di cucina disponibili. Nel nostro caso, possiamo affinare maggiormente la ricerca scrivendo alcune parole chiave nella barra in alto: “cucina sana” o “vegetariana” oppure ancora “macrobiotica” etc. A questo punto, cliccando sul singolo annuncio avete la possibilità di leggere tutte le informazioni sul corso: sedi, orari, frequenze e costi e inoltre di contattare l’inserzionista se volete saperne di più.

Vi auguro di iniziare al meglio questa bella avventura in cucina: una buona idea che farà felici voi e i vostri piccoli!

 

 

Un corredino neonato da Mamme Super

 Una mamma super del gruppo, Barbara, fa il bis dopo 4 anni…..ricorderà tutto quello che occorre per il piccolo in arrivo? E le future neo mamme saranno super-informate sul necessaire per il neonato?

La presenza di un fiocco azzurro o di un fiocco rosa alla porta non è soltanto sinonimo di felicità e speranza, ma anche di tanta responsabilità in più per i genitori, soprattuto se novelli. Una nuova creatura sta per fare il suo ingresso in questo mondo caotico e imprevedibile, e sta a noi fare in modo che non le manchi nulla fin dal primo giorno. Allestire un “corredino neonatonon è un’incombenza facile, ma qualcosa a metà tra un lavoro a tempo pieno e un’arte. L’impegno e il tempo necessario sono infatti notevoli, così come l’importanza di elementi estetici nella scelta degli accessori da acquistare. Si tratta, insomma, di un lavoro per super mamme!

Accessori di lungo corso: il seggiolone

Iniziamo subito col dire che non tutti gli accessori per neonati propagandati come indispensabili, lo sono strettamente. In primo luogo perché molti di questi sono sempre più degli ibridi, pensati per poter svolgere in maniera adeguata (seppur non ottimale) il compito solitamente affidato a un altro. Altri accessori fanno parte del corredino neonato da tempo immemore: è il caso del seggiolone, che non a caso è il componente del corredo per bambini maggiormente tramandato di generazione e generazione. I vecchi modelli in plastica dura sono ancora perfettamente utilizzabili, anche se risentono sempre più la concorrenza di quelli moderni, più leggeri, ergonomici e regolabili. Spesso tra un seggiolone e il “suo” bambino si crea un certo feeling, un “effetto oasi”: per questo la possibilità di poterlo chiudere e portare con sé in vacanza e in trasferta non è da sottovalutare.

I più in voga del momento: fasciatoio e fascia porta bebè

Tra gli accessori del corredino neonato più “alla moda” del momento ci sono sicuramente il fasciatoio e la fascia porta bebè, e per motivi tutt’altro che banali, superficiali e passeggeri. Il successo del primo deriva da una semplice constatazione: nella nostra vita ci aspettano, in media, 5000 cambi di pannolino per ogni figlio. Non è quindi naturale voler investire su un accessorio in grado di accelerare l’operazione del cambio, e renderla più pratica e sicura? Le fasce porta bebè, invece, devono il loro successo a una serie di studi sull’attaccamento. Secondo questa teoria, favorire il contatto tra madre (o padre) e bambino nei primi mesi intensifica il legame tra loro, riducendo il pianto e favorendo sorrisi e lunghe dormite. Inoltre, portare il bambino in fascia (facendo attenzione a legarla correttamente) ci permette di avere le mani libere e di poterci dedicare ad altre incombenze.

Tante altre cose da ricordare

Del corredino neonato fanno parte, ovviamente, tanti altri vestiti e accessori. I primi, in particolare, dovranno essere acquistati anche in base alla stagione in cui verranno indossati, scegliendo di conseguenza tra cotone, lino, caldo cotone e così via. Ci sono, poi, prodotti che vanno ad esaurimento e devono essere continuamente rimpiazzati: ecco perché ricevere in dono una torta di pannolini è sempre un piacere! Ma forse questo Barbara, come tutte le mamme bis, lo ricorda….per le neomamme, invece, per tenere traccia di questa lunga lista, ed essere sicure di avere tutto l’occorrente anche fuori di casa, vi proponiamo questa pratica infografica. Un rapido confronto vi permetterà di accertarvi di non star dimenticando nulla di fondamentale!
  
Auguri Barbara, auguri a tutte le bis- e neo- Mamme Super  in attesa!

“Genitori si diventa”, programma radiofonico dedicato ai genitori, ospita Mamme Super

  

 

Care Mamme e cari Papà, oggi essere genitori non è più solo una questione di istinto…è chiaro ormai quanto informarsi e “istruirsi” su come si possa vivere al meglio il rapporto con i nostri figli sia di fondamentale importanza. Ecco che un contributo  in tal senso ce lo fornisce un interessante programma radiofonico dedicato a noi aspiranti genitori Super.


Sto parlando di #genitorisidiventa, il programma di Radio Cusano Campus dedicato alla genitorialità a tutto tondo: pedagogia, psicologia, libri, eventi ed associazioni per raccontare ogni giorno l’universo di figli e genitori.


Lunedì 27 aprile il programma ospiterà in diretta Mamme Super! Parleremo del nostro progetto, di com’è nata l’idea di Mamme Super e di altri argomenti trattati nel nostro blog.


L’appuntamento è alle 11.00 in diretta, dal lunedì al venerdìsugli 89,100 oppure in streaming sul sito www.radiocusanocampus.it

 

Radio Cusano Campus è la radio dell’Università Niccolò Cusano. 

 

  

Mamma! Quando te ne vai, salutami!

Ho sempre sostenuto questa teoria. Essere autentici con i propri figli, dir loro la verità sin da quando sono piccoli….

Quando sono rientrata al lavoro mentre mio figlio aveva pochi mesi, ogni volta i primi tempi era dura salutarlo e vederlo piangere disperato…ma poi, giorno dopo giorno, ha accettato sempre più facilmente questa separazione fino a salutarmi con un sorriso….

Ecco perché condivido volentieri questo articolo.

Mamma! Quando te ne vai, salutami!.

Un dispositivo per segnalare tuo figlio in auto. È utile?

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Qualche giorno fa a casa è arrivato un pacco. Certa di non aver ordinato nulla chiedo a mio marito. Lui mi risponde di aver ordinato on line un dispositivo di sicurezza che segnala la presenza del proprio bambino in auto, e non solo. “Caro”, gli dico, “ma come ti è saltato in mente di comprare questo aggeggio! Nostro figlio ha ormai 3 anni! E poi non credo che dimenticheresti tuo figlio in auto!!” Mio marito, sant’uomo, mi risponde che, sconvolto dai casi di decessi di bambini distrattamente lasciati in auto, si era messo a cercare su internet un apparecchio o cosa che potesse evitare una tale disgrazia. “E poi”, aggiunge, “potrebbe capitare a chiunque….e comunque mi sono sentito di fare così… In più, questo aggeggio, come tu lo chiami, segnala anche quando il bambino si allontana dal seggiolino!!!”
Alquanto perplessa dell’acquisto, ho lasciato lì il pacco, senza nemmeno aprirlo, e dopo alcuni giorni ho chiesto alle mie amiche mamme super che ne pensassero di questo tipo di dispositivi.
Barbara mi dice ” non ne conoscevo l’esistenza, lo trovo inquietante per quello che rappresenta, cioè che abbiamo bisogno di un dispositivo del genere per controllare un figlio che è a 50 cm dietro di noi, ma naturalmente ė una constatazione sul mondo e i tempi in cui viviamo”. Ivana risponde “io lo trovo un dispositivo molto utile visti tutti i casi di bambini deceduti perché dimenticati in auto. Se ne parlava ed era ora che divenisse realtà. Ovviamente anch’io penso sia impossibile dimenticare mio figlio…ma a qualcuno è successo!!!”
Sempre più scettica ho fatto una ricerca sul web sull’argomento. Le statistiche parlano chiaro: i casi di decesso e abbandono di bimbi in auto sono numerosi e vedono protagonisti, purtroppo, anche genitori attenti, amorevoli e scrupolosi incappati involontariamente in un black out temporaneo. Ad oggi (solo negli Stati Uniti) i bambini deceduti in questo modo dal 1998 sono 615 e molti altri casi mortali di ipertermia sono stati segnalati in tutto il resto del mondo (Belgio, Israele, Italia, Paesi Bassi, Islanda, Ungheria, Spagna, Svezia, Malesia, Cipro, etc.). Tale fenomeno è purtroppo in crescita. In Italia dal 1998 al 2013 sono stati registrati 6 decessi. Per non parlare degli innumerevoli casi di bimbi portati al pronto soccorso in seguito ad eventi di ipertermia.
Lo stress e la frenesia della vita quotidiana predispongono chiunque a una distrazione fatale. Sembra assurdo, eppure, secondo gli esperti, stress, stanchezza, agitazione, cambiamenti imprevisti nella routine quotidiana, possono causare un “blackout” temporaneo nella memoria a breve termine, che può portare a dimenticare sia le cose più semplici come un mazzo di chiavi che le cose più importanti, come un figlio. La memoria non fa distinzione.
A quel punto, mi sono detta, mio marito é stato più saggio di me…così, incuriosita, ho aperto il pacco. Il nome del dispositivo è Remmy. Cercando sul web, scopro che si tratta del primo dispositivo “segnala bebè” in commercio in Italia per la prevenzione e sicurezza dei bambini in auto, ideato da due papà di Bologna. Remmy (dal verbo inglese “remember”, appunto, ricordare) è un dispositivo di allarme acustico che monitora costantemente la presenza del bimbo in auto segnalandoci non solo se il bimbo è ancora in auto una volta spento il motore, ma anche se il bimbo si sposta dal suo seggiolino durante il viaggio, richiamando l’attenzione del conducente.
Per noi mamme e per i papà la protezione del nostro bambino è sempre al primo posto. Dotarsi di seggiolini idonei dove far sedere i propri figli è la prima cosa da fare ai fini della sicurezza in auto; ma a quanto pare non basta. Quante volte, nella fretta, ci capita di dimenticare di allacciare le cinture? E sapevate, se non per esperienza personale, che un bambino di un’età compresa tra i 12 mesi e i tre anni può riuscire da solo a slacciare la cintura di sicurezza in un seggiolino mentre il genitore è alla guida?
Bravo marito, mi hai convinta, applicare Remmy al seggiolino è un’ulteriore garanzia di protezione per nostro figlio. Facilita gli spostamenti quotidiani e rende più facile concentrarsi sulla guida.
Poi, è sicuro e semplice da installare e utilizzare: e’ composto da un rilevatore baby collegato al seggiolino del bambino e da una cicalina sonora che si alimenta nell’accendisigari dell’auto. Il sensore di peso alloggiato sotto la prima fodera del seggiolino comunica all’impianto centrale se il bambino si è spostato dal seggiolino durante il viaggio o se è ancora in auto una volta spento il motore della macchina: un segnale sonoro richiama immediatamente l’attenzione dell’autista, ricordando la presenza del piccolo nella vettura ed evitando, in questo modo, dimenticanze oppure distrazioni dovuti a circostanze esterne.

Insomma, lo consiglio a vivamente a tutte le mamme e tutti i papà super!

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Come rimproverare un bambino nel modo giusto

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Rimproverare un bambino ha le sue difficoltà e controversie, ma è indispensabile per poter disciplinare alcuni suoi comportamenti, spesso difficili da gestire o da tollerare.

Per rimproverare un bambino non è necessario tanto tempo, ma è sufficiente un minuto al momento del fatto e riferito unicamente a quella situazione.

Secondo Gerard E. Nelson, uno psichiatra infantile americano, il metodo The one minute scolding (La sgridata di un minuto) si rivela valido in diversi contesti per migliorare il rapporto tra il bambino e l’adulto.

L’attenzione è, infatti, limitata nel tempo: il bambino non ha una chiara definizione spazio-temporale ed è quindi difficile per lui risalire ad eventi precedenti.

Lo stile adottato dal genitore, comunque, è utile allo sviluppo equilibrato del bambino e della sua autostima. Un comportamento autorevole con caratteristiche di fiducia, rassicurazione e cooperazione permette di sviluppare nel bambino l’attività, la creatività, un buon adattamento sociale, una aggressività moderata e funzionale alla autorealizzazione, una buona autostima e senza alcune costrizione alle regole (Maccobin et al. 1983).

È quindi fondamentale:

non biasimare un bambino in presenza di altri, ma farlo in intimità poiché umiliarlo in pubblico comporterebbe mortificare la sua autostima ed il suo senso di competenza. Di contro, un bambino avvilito diviene trasgressivo e prepotente.

motivare il rimprovero sulle possibili conseguenze delle sue azioni e spiegando che il richiamo è rivolto al suo comportamento e non alla persona.
In questo modo continuerà a sentirsi amato.

Elementi indispensabili per educare un bambino:

1. La coerenza. È necessario esercitare regole coerenti tra loro ed avere aspettative realistiche come genitore non solo in privato ma anche in pubblico. (La singola eccezione potrà divenire una possibilità anche per altre situazioni: per es. comprargli un gelato prima di cena o un giocattolo nonostante ne abbia già avuto un altro).

2. I genitori dovranno mostrarsi uniti nella comunicazione e nella attuazione delle regole. Diversamente, il bambino preferirà un genitore all’altro per soddisfare i suoi capricci e potrà generare disguidi all’interno della coppia.

3. Essere rispettosi nei confronti del proprio figlio. Anche lui ha dei bisogni e dei desideri come essere umano e pertanto non è perfetto. Prendere sul serio le sue richieste, anche se non soddisfatte, è un buon modo per rispettarlo. Le offese (“ti sembra una cosa intelligente da fare”, “sei stupido”) tendono a infierire sulla sua autostima e ciò comporterebbe una mancanza di considerazione nei suoi confronti.

4. Insegnare metodi di disciplina positivi. Aiutarlo a comprendere i suoi comportamenti inappropriati e ad evitarli in futuro. Sedersi accanto a lui e discutere sul perché è successo. In questo modo si potrà cercare insieme una soluzione.

5. Ricompensare il bambino quando si è comportato bene rinforza l’atteggiamento positivo ed il rispetto delle regole educative.

La comunicazione è quindi di gran lunga preferita alla sculacciata o al castigo considerati ormai dei metodi storici di educazione infantile

“Un bambino quando viene al mondo,
non ha né un passato né esperienze
da cui trarre indicazioni per gestire se stesso,
nessuna scala grazie a cui giudicare le sue capacità.
Deve basarsi sulle esperienze che ha con le persone che gli stanno intorno
e sui messaggi che esse gli inviano riguardo al suo valore come persona” (Satir, 1972).

Fonte: http://www.pianetamamma.it

Come insegnare ai bambini a condividere ed essere gentili e altruisti

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E’ importante che i più piccoli vengano indirizzati verso comportamenti altruistici da chi è più grande di loro. Soltanto attraverso l’esempio e il gioco tra genitori e figli e tra bambini tra di loro è possibile insegnare la gentilezza, l’educazione e la condivisione ai bambini.

Come fare allora visto che i più piccoli, per loro natura, tendono ad essere molto egoisti, soprattutto nella fase prescolare in cui tutto “è mio”?

Di solito, infatti, i bambini intorno ai tre anni, tendono ad essere molto egoisti nei confronti degli altri poichè il loro sviluppo cognitivo è maturo per comprendere il concetto di proprietà. La mamma “è mia”, il gioco del compagno “è mio”, la pappa “è mia”. Ed è in quel momento che si spiega ai bimbi che non tutto “è mio”. Proprio in quel momento però, bisogna aiutare i piccoli ad essere altruisti e a capire quanto sia importante la condivisione con gli altri.

Innanzitutto bisogna che siano gli adulti a dare l’esempio. Poi si può provare con i giochi giusti.

Ci sono infatti alcuni giochi che possiamo proporre ai nostri bambini per insegnare loro ad essere gentili con i fratellini e le sorelline, con i compagni di classe e con gli altri in generale.

Vediamo quali sono:

IL GIOCO DEL DUE – Questo gioco è particolarmente indicato nel caso ci siano sorelline o fratellini in casa. Ogni volta che il bimbo chiede un biscotto o un gioco, bisogna dargliene due, uno per se stesso e uno per la sorella/fratello. In questo modo sarà spontaneo per lui condividere le sue cose con gli altri membri della famiglia.

SCAMBIARE I GIOCHI – Questa strategia è molto utilizzata a scuola, quando i bambini giocano con oggetti che sono in dotazione per tutti e non sono di proprietà. Quando due piccini si contendono lo stesso gioco, si utilizza la teoria del compromesso per evitare litigi: si invita il bambino che vuole togliere il giocattolo al momentaneo fruitore a prendere un altra cosa, ugualmente bella, da offrire in cambio. In questo modo, invece di strappare di mano gli oggetti, i bambini imparano a fare proposte o ad aspettare il proprio turno.

Fonte: http://www.nonsprecare.it

Non ci sono sculacciate buone.

Di Alice Miller

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Perché le sculacciate, gli schiaffi ed anche le percosse apparentemente innocue come gli schiaffi sulle mani d’un bambino sono pericolosi?
1. Insegnano loro la violenza, con l’esempio che ne danno;
2. Distruggono la certezza infallibile d’essere amato, cosa di cui il bambino ha bisogno;
3. Creano un’angoscia: quella dell’attesa delle prossime percosse;
4. Sono portatrici d’una menzogna: pretendono di essere educative quando in realtà servono ai genitori per sfogare la loro rabbia; essi picchiano i loro bambini perché sono stati essi stessi picchiati nella loro infanzia;
5. Incitano alla rabbia e ad un desiderio di vendetta che non verranno espressi nell’infanzia ma si esprimeranno nell’età adulta;
6. Predispongono il bambino ad accettare argomentazioni illogiche (“io ti faccio male per il tuo bene”) e le imprimono nel suo corpo;
7. Distruggono la sensibilità e la compassione verso gli altri e verso sé e limitano così le capacità di conoscenza.

Che cosa impara il bambino dalle sculacciate e dalle altre percosse?
1. Che il bambino non merita il rispetto;
2. Che si può apprendere il bene attraverso una punizione; questo è falso, in verità insegniamo al bambino solo il desiderio di punire;
3. Che non bisogna sentire la sofferenza, che è necessario ignorarla; questo è pericoloso per il sistema immunitario;
4. Che la violenza fa parte dell’amore; questa lezione incita alla perversione;
5. Che la negazione delle emozioni è salubre; ma è il corpo che paga il prezzo per quest’errore, spesso molto più tardi nella vita;
6. Che non bisogna difendersi prima dell’età adulta.

E’ il corpo che conserva la memoria di tutte le tracce nocive delle supposte “buone sculacciate”.
Come scarichiamo la rabbia inascoltata?
Durante l’infanzia e l’adolescenza:
1. Perseguitando i più deboli.
2. Aggredendo i propri amici e compagni.
3. Umiliando le ragazze.
4. Attaccando gli insegnanti.
5. Vivendo le emozioni vietate dinanzi alla televisione o attraverso i videogiochi, identificandosi con eroi violenti. (I bambini non picchiati dimostrano meno interesse per gli spettacoli violenti e crudeli e non produrranno film atroci, una volta diventati adulti).

Quali sono le conseguenze nell’età adulta?
1. Si perpetuano le percosse, apparentemente come un mezzo educativo efficace, senza rendersi conto che in verità ci si vendica della propria sofferenza sulla generazione successiva.
2. Ci si rifiuta, o non si è capaci, di comprendere le relazioni tra la violenza subita precedentemente e quella ripetuta attivamente oggi. Si conserva così l’ignoranza della società.
3. Ci si impegna in attività violente.
4. Ci si lascia influenzare facilmente dai discorsi politici che ci indicano capri espiatori nei confronti della violenza che abbiamo interiorizzato e di cui ci possiamo finalmente sbarazzare senza essere puniti: razze “impure”, etnie da “ripulire”, minoranze sociali disprezzate.
5. Perché chi ha obbedito alla violenza da bambino, è pronto ad obbedire nuovamente a qualsiasi autorità che gli ricordi l’autorità dei genitori, come i tedeschi hanno obbedito a Hitler, i russi a Stalin, i serbi a Milosevic.
Per contro, si può prendere coscienza della rimozione, provare a comprendere come la violenza si trasmetta dai genitori ai bambini, e si può smettere di picchiare i bambini indipendentemente dalla loro età.
Si può farlo immediatamente quando si comprende che le sole vere ragioni per dare “botte educative” si nascondono nella storia rimossa dei genitori.
© Alice Miller

La dott.ssa Rossana Pierri, psicologa, mi ha inviato un riassunto eccezionale del pensiero della psicoanalista controcorrente Alice Miller, che prese coscienza, attorno ai 50 anni, della sua infanzia e dei maltrattamenti subiti, che non aveva avuto il coraggio, fino ad allora, di raccontarsi.

Alice Miller ha scritto libri che hanno toccato il cuore di milioni di persone, aiutandole a riscoprire le ferite nascoste, e a ribellarsi ad un malessere che spesso viene espresso sottoforma di sintomi somatici e di depressione, ma che trae origine nei primi anni di vita.
Alice Miller ha parlato della possibilità di trovare un testimone consapevole, una persona consapevole della propria infanzia, schierata dalla parte del paziente, che aiuti le persone a conoscere la propria verità, alla ricerca del proprio Vero Sé.

Dott.ssa Rossana Pierri
Psicoterapeuta presso il Centro di Psicoterapia a costo sociale
“Il terapeuta consapevole”
Via Salita Arenella 43
Napoli