Archivio | ottobre 2014

Un dispositivo per segnalare tuo figlio in auto. È utile?

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Qualche giorno fa a casa è arrivato un pacco. Certa di non aver ordinato nulla chiedo a mio marito. Lui mi risponde di aver ordinato on line un dispositivo di sicurezza che segnala la presenza del proprio bambino in auto, e non solo. “Caro”, gli dico, “ma come ti è saltato in mente di comprare questo aggeggio! Nostro figlio ha ormai 3 anni! E poi non credo che dimenticheresti tuo figlio in auto!!” Mio marito, sant’uomo, mi risponde che, sconvolto dai casi di decessi di bambini distrattamente lasciati in auto, si era messo a cercare su internet un apparecchio o cosa che potesse evitare una tale disgrazia. “E poi”, aggiunge, “potrebbe capitare a chiunque….e comunque mi sono sentito di fare così… In più, questo aggeggio, come tu lo chiami, segnala anche quando il bambino si allontana dal seggiolino!!!”
Alquanto perplessa dell’acquisto, ho lasciato lì il pacco, senza nemmeno aprirlo, e dopo alcuni giorni ho chiesto alle mie amiche mamme super che ne pensassero di questo tipo di dispositivi.
Barbara mi dice ” non ne conoscevo l’esistenza, lo trovo inquietante per quello che rappresenta, cioè che abbiamo bisogno di un dispositivo del genere per controllare un figlio che è a 50 cm dietro di noi, ma naturalmente ė una constatazione sul mondo e i tempi in cui viviamo”. Ivana risponde “io lo trovo un dispositivo molto utile visti tutti i casi di bambini deceduti perché dimenticati in auto. Se ne parlava ed era ora che divenisse realtà. Ovviamente anch’io penso sia impossibile dimenticare mio figlio…ma a qualcuno è successo!!!”
Sempre più scettica ho fatto una ricerca sul web sull’argomento. Le statistiche parlano chiaro: i casi di decesso e abbandono di bimbi in auto sono numerosi e vedono protagonisti, purtroppo, anche genitori attenti, amorevoli e scrupolosi incappati involontariamente in un black out temporaneo. Ad oggi (solo negli Stati Uniti) i bambini deceduti in questo modo dal 1998 sono 615 e molti altri casi mortali di ipertermia sono stati segnalati in tutto il resto del mondo (Belgio, Israele, Italia, Paesi Bassi, Islanda, Ungheria, Spagna, Svezia, Malesia, Cipro, etc.). Tale fenomeno è purtroppo in crescita. In Italia dal 1998 al 2013 sono stati registrati 6 decessi. Per non parlare degli innumerevoli casi di bimbi portati al pronto soccorso in seguito ad eventi di ipertermia.
Lo stress e la frenesia della vita quotidiana predispongono chiunque a una distrazione fatale. Sembra assurdo, eppure, secondo gli esperti, stress, stanchezza, agitazione, cambiamenti imprevisti nella routine quotidiana, possono causare un “blackout” temporaneo nella memoria a breve termine, che può portare a dimenticare sia le cose più semplici come un mazzo di chiavi che le cose più importanti, come un figlio. La memoria non fa distinzione.
A quel punto, mi sono detta, mio marito é stato più saggio di me…così, incuriosita, ho aperto il pacco. Il nome del dispositivo è Remmy. Cercando sul web, scopro che si tratta del primo dispositivo “segnala bebè” in commercio in Italia per la prevenzione e sicurezza dei bambini in auto, ideato da due papà di Bologna. Remmy (dal verbo inglese “remember”, appunto, ricordare) è un dispositivo di allarme acustico che monitora costantemente la presenza del bimbo in auto segnalandoci non solo se il bimbo è ancora in auto una volta spento il motore, ma anche se il bimbo si sposta dal suo seggiolino durante il viaggio, richiamando l’attenzione del conducente.
Per noi mamme e per i papà la protezione del nostro bambino è sempre al primo posto. Dotarsi di seggiolini idonei dove far sedere i propri figli è la prima cosa da fare ai fini della sicurezza in auto; ma a quanto pare non basta. Quante volte, nella fretta, ci capita di dimenticare di allacciare le cinture? E sapevate, se non per esperienza personale, che un bambino di un’età compresa tra i 12 mesi e i tre anni può riuscire da solo a slacciare la cintura di sicurezza in un seggiolino mentre il genitore è alla guida?
Bravo marito, mi hai convinta, applicare Remmy al seggiolino è un’ulteriore garanzia di protezione per nostro figlio. Facilita gli spostamenti quotidiani e rende più facile concentrarsi sulla guida.
Poi, è sicuro e semplice da installare e utilizzare: e’ composto da un rilevatore baby collegato al seggiolino del bambino e da una cicalina sonora che si alimenta nell’accendisigari dell’auto. Il sensore di peso alloggiato sotto la prima fodera del seggiolino comunica all’impianto centrale se il bambino si è spostato dal seggiolino durante il viaggio o se è ancora in auto una volta spento il motore della macchina: un segnale sonoro richiama immediatamente l’attenzione dell’autista, ricordando la presenza del piccolo nella vettura ed evitando, in questo modo, dimenticanze oppure distrazioni dovuti a circostanze esterne.

Insomma, lo consiglio a vivamente a tutte le mamme e tutti i papà super!

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Ottobre: un mese importante per la prevenzione e la lotta ai tumori al seno

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Care amiche mamme, donne, questo mese per noi tutte è molto importante. Siamo nel mese di ottobre: il mese della Campagna Nastro Rosa di sensibilizzazione per la lotta ai tumori al seno.
La Campagna Nastro Rosa ideata nel 1989 negli Stati Uniti da Evelyn Lauder ed esportata in oltre 70 Nazioni, nasce con l’obiettivo di ampliare la cultura della prevenzione nel campo della salute, in particolare si propone di sensibilizzare le donne sulla necessità di sottoporsi ad opportuni esami per prevenire il tumore del seno. Nel mese di Ottobre vengono realizzate quindi diverse attività per rendere visibile ed efficace il messaggio sull’importanza vitale della prevenzione e della diagnosi precoce dei tumori della mammella, informando il pubblico femminile anche sugli stili di vita correttamente sani da adottare e sui controlli diagnostici da effettuare.
In Italia la Campagna Nastro Rosa è presente da 21 anni, frutto di un’importante collaborazione tra Estée Lauder Companies e la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, LILT, da quasi 90 anni impegnata nella promozione della salute e nella diffusione di una corretta cultura della prevenzione oncologica.
Pertanto durante il mese di ottobre i 397 Punti Prevenzione o ambulatori LILT, la maggior parte dei quali all’interno delle 106 Sezioni Provinciali della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, saranno a disposizione per visite senologiche e controlli diagnostici clinico-strumentali.
Per conoscere giorni e orari di apertura dell’ambulatorio LILT più vicino, in cui poter effettuare esami di diagnosi precoce e controlli, si può chiamare per informazioni il numero verde SOS LILT 800-998877 o consultare i siti http://www.lilt.it o http://www.nastrorosa.it.

È importante scoprire il tumore il più precocemente possibile. Scoprendo un tumore quando misura meno di un centimetro, la probabilità di guarigione è di oltre il 90%, gli interventi sono conservativi e non procurano danni estetici alla donna.

Quali sono gli esami per scoprire precocemente il tumore?

Gli esami più importanti per la diagnosi di un tumore mammario sono:

Visita clinica senologica
È l’esame della mammella eseguito dal proprio medico o da uno specialista (esperto in senologia), al fine di riscontrare l’eventuale presenza di noduli o di altri segni clinici sospetti, meritevoli di ulteriori indagini. La visita, anche se eseguita da medici esperti, non è però sufficiente ad escludere la presenza di tumore e qualsiasi risultato deve essere integrato da altri esami. In presenza di un nodulo, l’esame clinico deve far parte integrante degli accertamenti diagnostici strumentali. La visita senologica è anche l’occasione per un colloquio approfondito con la donna sul problema “cancro della mammella”.

Autoesame
È il controllo che la stessa donna dovrebbe eseguire ogni mese. Esso consiste nell’osservazione allo specchio delle proprie mammelle e nella palpazione delle stesse. La metodologia di esame è semplice, ma è bene che sia un medico ad insegnarla. È particolarmente importante che la donna comprenda che il fine dell’autoesame non è la diagnosi bensì, la sola “conoscenza” delle caratteristiche delle proprie mammelle e quindi l’individuazione di eventuali cambiamenti verificatisi nel tempo e/o persistenti, da comunicare tempestivamente al proprio medico. È anche utile evidenziare con una leggera spremitura del capezzolo se sono presenti secrezioni.

In particolare fare attenzione se:
-La cute della mammella o dell’areola sembra alterata, arrossata, ispessita o retratta.
-Il capezzolo appare retratto, soprattutto se la rientranza del capezzolo è di recente comparsa e se sulla cute dell’areola compaiono delle piccole eruzioni cutanee o delle crosticine.
-Comparsa spontanea di secrezioni dal capezzolo, soprattutto se sierosa o ematica.
-Alla palpazione della mammella o del cavo ascellare noti la comparsa di una tumefazione.
-La mammella ti sembra arrossata ed aumentata di volume. Non preoccuparti invece se periodicamente accusi dolore o senso di tensione al seno, soprattutto in corrispondenza del ciclo mestruale.

Mammografia
È la tecnica più idonea e valida nel diagnosticare, con una metodologia piuttosto semplice, la maggior parte dei tumori della mammella in fase iniziale, prima ancora che siano palpabili. Per questo motivo la mammografia è attualmente l’unica tecnica che possa essere utilizzata come test di base in un programma di screening e alla quale non si deve mai rinunciare nel caso di sospetto carcinoma, qualunque sia l’età della donna. Il rischio di sviluppare un tumore indotto dalle radiazioni provocate dalla mammografia è solo ipotetico.

Ecografia
Nonostante la rivoluzione dell’imaging ed il rapido evolversi della tecnologia, l’ecografia non deve essere utilizzata come unico test per la diagnosi precoce dei tumori della mammella non palpabili. Peraltro essa offre contributi talora insostituibili nella diagnosi di lesioni nodulari benigne. Allo stato attuale delle conoscenze, quindi, salvo casi particolari (es. giovane età) è consigliabile che l’ecografia sia utilizzata soprattutto in associazione alla mammografia, ed eventualmente, per casi particolari, alla risonanza magnetica.

Mammografia o ecografia mammaria?
La mammografia infatti è l’esame di elezione per la ricerca dei tumori al seno soprattutto nelle donne al di sopra dei 40 anni. Rappresenta l’indagine ottimale per individuare la presenza di microcalcificazioni, che talora possono essere espressione di lesioni tumorali o preneoplastiche. L’uso della tecnica digitale è oggi preferibile a quella tradizionale perché la qualità dell’immagine è migliore e l’impiego di raggi X ulteriormente ridotto.
La mammografia, tuttavia, può avere dei limiti diagnostici per la densità della mammella, caratteristica nelle giovani donne e più in generale in età fertile. In questi casi lo studio viene completato con l’esecuzione di un’ecografia mammaria e, a volte, di una risonanza magnetica.

L’ecografia rappresenta l’esame più utile per distinguere un nodulo solido da una cisti a contenuto fluido e consente una migliore caratterizzazione del nodulo e della sua vascolarizzazione attraverso la valutazione color-doppler.

Fonti: http://www.nastrorosa.it, http://www.legatumori.it