Archivio | maggio 2014

“Le mamme ‘privilegiate’ non dovrebbero lamentarsi: parola di Angelina Jolie

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Il programma di lavoro frenetico di una madre che è star di Hollywood potrebbe generare qualche lamentela, ma non è il caso di Angelina Jolie.

“Non sono una mamma single con due lavori che cerca di sbarcare il lunario giorno per giorno”, ha detto la Jolie al New York Daily News. “Ho molto più sostegno della maggior parte delle persone, della maggior parte delle donne in questo mondo. E ho i mezzi finanziari per avere una casa, assistenza sanitaria e cibo. ”

La famosa mamma di sei bimbi ha fatto queste osservazioni in risposta alle osservazioni di Chirlane McCray al New York Magazine su “la colpa delle mamme”. La moglie del sindaco di New York Bill De Blasio ha parlato delle sfide della maternità per una mamma che lavora, in particolare quelle che ha affrontato dopo la nascita di sua figlia, Chiara, nel 1994. “Avevo 40 anni”, ha detto la McCray, “Avevo trascorso una vita. Soprattutto con Chiara, sentirmi in colpa per sempre? Si, certo. Ma la verità è che non potevo trascorrere ogni giorno con lei. Non volevo farlo. Cercavo tutte le ragioni per non farlo. Io la amo. Ho migliaia di foto di lei, del primo mese, del secondo mese, e così via. Ma ho lavorato da quando avevo 14 anni, e quella parte di me è troppo importante. Mi ci è voluto molto tempo per poter dire ‘mi sto prendendo cura dei bambini,’ e realizzare che cosa significa.”

I figli di Jolie e di Brad Pitt vengono educati in casa e viaggiano in tutto il mondo con le due stars, che sia o o meno sul set di lavoro. Angelina riesce a modellare la sua carriera sulla sua vita, girando film mentre i bambini studiano e facendo in modo di rientrare per cenare con la famiglia.

“Penso davvero che le donne nella mia posizione, che hanno tutto a propria disposizione ad aiutarle, non dovrebbero lamentarsi”, ha detto al Daily News. “Basta pensare a tutte le persone che realmente lottano e non hanno i mezzi finanziari, non hanno il sostegno, e molte sono madri single. Per loro è difficile. ”

La star di “Maleficent” non ha mai nascosto il suo pensiero sulla genitorialità, senza preoccuparsi della cinica Hollywood.

“Vogliamo essere certi di non costruire una famiglia grande a tal punto che non abbiamo abbastanza tempo per far crescere ogni figlio davvero bene”, ha detto a Vanity Fair nel 2010, aggiungendo, “I bambini sono chiaramente un impegno, un impegno più grande [del matrimonio]. ‘Per la vita. ”

Traduzione dell’articolo di Cavan Sieczkowski pubblicato su The Huffington Post/ Parents il 21/05/2014 10:54 am EDT

Fonte immagine: http://www.movieforkids.it/news

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Dedicato a tutte le “sorelle”…donne, mamme, amiche…

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Oggi Serena, una mamma super, mi ha inviato questa storiella che rispecchia in pieno lo spirito e i sentimenti che animano noi donne e amiche del gruppo MAMME SUPER. Per questo, desidero condividerla con tutte voi:

Un giorno molto caldo una giovane donna sposata andò in visita a casa di sua madre e, insieme, si sedettero su un sofà a bere tè ghiacciato.
Mentre parlavano della vita, del matrimonio, delle responsabilità e degli obblighi dell’età adulta la madre pensosa fece tintinnare i suoi cubetti di ghiaccio nel bicchiere e lanciò un’occhiata serena e intensa alla figlia.
“Non dimenticare le tue Sorelle!” raccomandò, facendo turbinare le sue foglie di tè sul fondo di vetro.
“Esse saranno sempre più importanti man mano che invecchierai. Non importa quanto amerai tuo marito, né quanto amerai i bambini che potrai avere: avrai sempre bisogno di Sorelle. Ricordati di viaggiare con loro ogni tanto.
Ricordati di fare delle cose con loro. Ricordati che “Sorelle” significa TUTTE le donne. Le tue amiche, le tue figlie, e tutte le altre donne che ti saranno vicine. Tu avrai bisogno di altre donne, le donne ne hanno sempre bisogno”.
“Ma che strano consiglio!” pensò la giovane donna “non mi sono appena sposata? Non sono appena entrata nel mondo del matrimonio? Adesso sono una donna sposata, per fortuna! Sono adulta!
Sicuramente mio marito e la famiglia cui stiamo dando inizio saranno tutto ciò di cui ho bisogno per realizzarmi”!.
Ma la giovane donna ascoltò sua madre e mantenne contatti con altre donne ed il numero delle “sorelle” crebbe ogni anno di più.
Il tempo passa. La vita avviene. Le distanze separano.
I bambini crescono. I lavori vanno e vengono. L’amore scolorisce o svanisce.
Gli uomini non fanno ciò che speriamo. I cuori si spezzano. I colleghi dimenticano i favori. Le carriere finiscono.
Non importa quanto tempo e quante miglia cui sono fra voi. Un’amica non è mai così lontana da non poter essere raggiunta. A volte, infrangeranno le regole e cammineranno al tuo fianco.
Questo messaggio mi è arrivato con la “clausola” di passarlo a tutte le donne che almeno una volta o più mi hanno aiutata a sorridere.
FALLO ANCHE TU.
Alle amiche di ieri e di oggi …

Quando ero bambina pensavo
che l’amica era una sola: l’amica del cuore!

Crescendo ho capito che
si da il meglio di sè in tante amiche….

Di una hai bisogno quando
hai problemi sentimentali..

Un’altra quando hai
problemi con tua mamma.

Ad un’altra parlerai dei tuoi figli e delle
tue attività.

Un’altra ancora per fare shopping, scherzare, ridere
insieme…

Un’amica ti dirà “piangeremo insieme”

Un’altra
“litigheremo insieme”

Un’altra “andiamo tutte insieme”….

Un’amica
saprà dei tuoi bisogni spirituali,

un’altra del tuo debole per le
scarpe,

un’altra della tua passione per il cinema,

un’altra sarà con
te quando ti sentirai confusa,

un’altra ancora ti aiuterà a chiarirti
le idee.

Forse per qualcuna tutte queste personalità sono
concentrate in un’unica donna, per altre sono diverse:

Una della quinta elementare,

Una delle superiori,

Un’altra ancora dell’università,

Un’altra di un lavoro precedente,

altre volte è la tua mamma,

la tua vicina,

o tua sorella,

o forse tua figlia…

Ma non importa se è stata la tua amica per 20 minuti o per 20 anni..

Condividete questa storia con tutte le donne che hanno un posto nel vostro cuore e/o hanno lasciato un segno nella vostra vita.

Non ci sono sculacciate buone.

Di Alice Miller

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Perché le sculacciate, gli schiaffi ed anche le percosse apparentemente innocue come gli schiaffi sulle mani d’un bambino sono pericolosi?
1. Insegnano loro la violenza, con l’esempio che ne danno;
2. Distruggono la certezza infallibile d’essere amato, cosa di cui il bambino ha bisogno;
3. Creano un’angoscia: quella dell’attesa delle prossime percosse;
4. Sono portatrici d’una menzogna: pretendono di essere educative quando in realtà servono ai genitori per sfogare la loro rabbia; essi picchiano i loro bambini perché sono stati essi stessi picchiati nella loro infanzia;
5. Incitano alla rabbia e ad un desiderio di vendetta che non verranno espressi nell’infanzia ma si esprimeranno nell’età adulta;
6. Predispongono il bambino ad accettare argomentazioni illogiche (“io ti faccio male per il tuo bene”) e le imprimono nel suo corpo;
7. Distruggono la sensibilità e la compassione verso gli altri e verso sé e limitano così le capacità di conoscenza.

Che cosa impara il bambino dalle sculacciate e dalle altre percosse?
1. Che il bambino non merita il rispetto;
2. Che si può apprendere il bene attraverso una punizione; questo è falso, in verità insegniamo al bambino solo il desiderio di punire;
3. Che non bisogna sentire la sofferenza, che è necessario ignorarla; questo è pericoloso per il sistema immunitario;
4. Che la violenza fa parte dell’amore; questa lezione incita alla perversione;
5. Che la negazione delle emozioni è salubre; ma è il corpo che paga il prezzo per quest’errore, spesso molto più tardi nella vita;
6. Che non bisogna difendersi prima dell’età adulta.

E’ il corpo che conserva la memoria di tutte le tracce nocive delle supposte “buone sculacciate”.
Come scarichiamo la rabbia inascoltata?
Durante l’infanzia e l’adolescenza:
1. Perseguitando i più deboli.
2. Aggredendo i propri amici e compagni.
3. Umiliando le ragazze.
4. Attaccando gli insegnanti.
5. Vivendo le emozioni vietate dinanzi alla televisione o attraverso i videogiochi, identificandosi con eroi violenti. (I bambini non picchiati dimostrano meno interesse per gli spettacoli violenti e crudeli e non produrranno film atroci, una volta diventati adulti).

Quali sono le conseguenze nell’età adulta?
1. Si perpetuano le percosse, apparentemente come un mezzo educativo efficace, senza rendersi conto che in verità ci si vendica della propria sofferenza sulla generazione successiva.
2. Ci si rifiuta, o non si è capaci, di comprendere le relazioni tra la violenza subita precedentemente e quella ripetuta attivamente oggi. Si conserva così l’ignoranza della società.
3. Ci si impegna in attività violente.
4. Ci si lascia influenzare facilmente dai discorsi politici che ci indicano capri espiatori nei confronti della violenza che abbiamo interiorizzato e di cui ci possiamo finalmente sbarazzare senza essere puniti: razze “impure”, etnie da “ripulire”, minoranze sociali disprezzate.
5. Perché chi ha obbedito alla violenza da bambino, è pronto ad obbedire nuovamente a qualsiasi autorità che gli ricordi l’autorità dei genitori, come i tedeschi hanno obbedito a Hitler, i russi a Stalin, i serbi a Milosevic.
Per contro, si può prendere coscienza della rimozione, provare a comprendere come la violenza si trasmetta dai genitori ai bambini, e si può smettere di picchiare i bambini indipendentemente dalla loro età.
Si può farlo immediatamente quando si comprende che le sole vere ragioni per dare “botte educative” si nascondono nella storia rimossa dei genitori.
© Alice Miller

La dott.ssa Rossana Pierri, psicologa, mi ha inviato un riassunto eccezionale del pensiero della psicoanalista controcorrente Alice Miller, che prese coscienza, attorno ai 50 anni, della sua infanzia e dei maltrattamenti subiti, che non aveva avuto il coraggio, fino ad allora, di raccontarsi.

Alice Miller ha scritto libri che hanno toccato il cuore di milioni di persone, aiutandole a riscoprire le ferite nascoste, e a ribellarsi ad un malessere che spesso viene espresso sottoforma di sintomi somatici e di depressione, ma che trae origine nei primi anni di vita.
Alice Miller ha parlato della possibilità di trovare un testimone consapevole, una persona consapevole della propria infanzia, schierata dalla parte del paziente, che aiuti le persone a conoscere la propria verità, alla ricerca del proprio Vero Sé.

Dott.ssa Rossana Pierri
Psicoterapeuta presso il Centro di Psicoterapia a costo sociale
“Il terapeuta consapevole”
Via Salita Arenella 43
Napoli

“Mi sento sola”: quello che le madri non dicono

Condivido questo articolo perchè penso che qualsiasi mamma ci si può, anche solo in parte, identificare…

Amore di mamma

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Io non so se le madri sono state create per crescere da sole i propri figli. Credo che nel mondo animale succeda così. Ma l’essere umano è, a differenza degli animali, dotato anche di intelligenza, oltre che di istinto.

E allora, una madre che non ha aiuto alcuno per crescere il proprio figlio (tranne quello di un compagno che lavora tutto il giorno ed ha anche lui il suo bel da fare…), che rimane spesso in casa, da sola, a badare completamente a lui, che mette da parte i suoi bisogni, anche quelli primari, come mangiare di corsa prima di mettersi a letto perché lui è stanco e dorme solo attaccato al suo seno o semplicemente per fare una doccia… ecco, allora l’intelligenza, che ha sede nel cervello, rischia di andare a farsi benedire. Perchè il cervello, come recita un detto popolare, “è come un chicco di riso” e se…

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Letture animate presso la casa di Ù

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Mamme, bimbi, giovedì 22 maggio alle 17.30 un’altra occasione da non perdere. Presso la libreria di Ù al Vomero avrà luogo la lettura animata del libro “Ollip e il grande Inceneritore”, con Luca Dalisi. Si tratta di un simpatico romanzo illustrato che insegna ai più piccini, e perchè no anche ai grandi, come possiamo salvaguardare il nostro ambiente.

La lettura animata di storie, fiabe e racconti coinvolge attivamente i piccoli ascoltatori ed è un importante strumento per l’educazione alla lettura, soprattutto se desideriamo che un giorno possano diventare lettori appassionati e consapevoli.

Sondaggio – dove lascerei mio figlio piccolo mentre lavoro?

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Se potessi immaginare una struttura che si prende cura di tuo figlio mentre tu lavori o ti dedichi ad altre attività, quali caratteristiche dovrebbe avere?

L’etichetta alimentare: istruzioni per l’uso

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Di Rossella D’Elia

Quando giriamo tra gli scaffali del supermercato, siamo sempre più incuriositi da prodotti, magari superflui e non contemplati nella lista della spesa, che attirano la nostra attenzione per l’immagine, i colori ed i claims riportati sulla confezione o per il prezzo conveniente.
Ma tutto ciò che leggiamo rispecchia in realtà le caratteristiche del prodotto che stiamo per acquistare?
Siamo consapevoli che anche l’imballaggio e la sua integrità hanno la loro importanza e che più indicazioni ritroviamo tanto migliore dovrebbe essere il nostro giudizio alimentare sul quel determinato prodotto?

La vita frenetica che conduciamo ci porta ad avere una dispensa sempre ben fornita, e spesso cerchiamo di riempirla di prodotti che risultino benefici alla nostra salute. Bene, proprio su questo tema, a mio avviso, bisogna essere molto attenti!

L’importanza dell’imballaggio o packaging è facilmente immaginabile: facilita la logistica legata alla movimentazione dei beni di consumo e garantisce l’inalterabilità del contenuto; ma, i materiali destinati in campo alimentare al “packaging” sono sicuri? Non a caso a questo tema di estrema attualità è stato dedicato un seminario due anni fa circa, organizzato dall’Istituto Italiano dei Plastici a Milano, nel quale si è ampiamente discusso sulla sicurezza alimentare come un’esigenza sempre più avvertita (visti i ben noti scandali legati proprio alla sicurezza dei cibi) e sulla qualità dei prodotti, due obiettivi principali del regolamento europeo n° 2023/2006.

Ma la vera protagonista nel panorama dei consumi alimentari è la ben nota “etichetta alimentare”, valido strumento per riconoscere le caratteristiche di un prodotto e fornire un’adeguata informazione per il consumatore.
Ma siamo sempre in grado di leggerla con attenzione al momento dell’acquisto e soprattutto sappiamo correttamente interpretarla? Purtroppo molte volte la risposta è …no!
Fortunatamente, dopo un lungo braccio di ferro durato 4 anni, le informazioni su di essa riportate di tipo facoltativo o complementari, saranno obbligatorie per legge, sulla base del regolamento UE n°1169/2011 in vigore da dicembre 2014. Quest’ultimo prevederà, tra l’altro, etichette più leggibili, tabelle nutrizionali più complete e chiare indicazioni d’origine e sede di lavorazione del prodotto.

Ecco, dunque a voi un breve vademecum su alcuni aspetti da non sottovalutare in questa fase di transizione:

• se è riportato “da consumarsi entro…” il prodotto va consumato tassativamente entro quella data e non oltre (es:.yogurt, latte, prodotti freschi);

• se, invece, è indicato “da consumarsi preferibilmente entro il…” il prodotto garantisce le sue qualità fino a quella data e, il suo superamento non implica che il prodotto sia scaduto (es:. pasta e riso);

• porre attenzione ai claims
senza zucchero” se poi troviamo le diciture “sciroppo di glucosio, o fruttosio, o maltosio o amido di mais”, perché vuol dire che l’alimento contiene indirettamente dello zucchero con indice glicemico simile al saccarosio;

“senza grassi”, se poi troviamo la dicitura “mono e digliceridi degli acidi grassi” che vengono metabolizzati dall’organismo come grassi;

“senza calorie o dietetico”, se poi troviamo come dolcificante l’aspartame (notoriamente ipocalorico, ma pur sempre artificiale!);

• controllare la presenza di additivi (conservanti, coloranti, emulsionanti, esaltatori di sapidità, correttori di acidità ecc.) che di solito compaiono alla fine dell’elenco. Sebbene si tratti di sostanze utilizzate dall’industria alimentare per migliorare alcune caratteristiche del prodotto, ma senza alcun valore nutrizionale, potrebbero essere causa di reazioni allergiche nei soggetti predisposti.

In un’ottica di tutela del consumatore dunque, possiamo dire che l’attuale etichetta alimentare che oggi potremmo definire “light”, sulla base del nuovo regolamento sarà di sicuro più corposa, più chiara e trasparente riuscendo a guidare con più attenzione anche la sfera di comunicazione commerciale dei prodotti.

Dott.ssa Rossella D’Elia
Biologa Nutrizionista
Specialista in Biochimica Clinica
Per info e contatti:.
347/7841896
delia.rossella@gmail.com
Studio Via D. Fontana, 21

La maternità non è solo biologica

20140511-183406.jpg Per questa festa della Mamma, dedico un pensiero speciale a tutte quelle donne che per diversi motivi non sono madri, biologicamente parlando. Dedico un grande abbraccio a quelle che vorrebbero e sperano ancora di diventare madri e a quelle che invece non ci sperano più o perché sono un po’ avanti con l’età, o perchè non hanno trovato il compagno giusto con cui metter su famiglia, oppure perché hanno avuto dai medici la conferma di non poter generare figli. A tutte voi, in particolare a quelle amiche, auguro di esprimere comunque la vostra maternità, che resta un vostro valore femminile a prescindere che abbiate o meno partorito un figlio. La maternità si esprime nel vostro sapere donare agli altri, come solo le donne sanno fare. La maternità allora diventa esaltazione della vita in un senso più alto, nobile e spirituale, non biologico e che non necessariamente passa attraverso la gravidanza e la riproduzione, ma si realizza prima di tutto come istinto di protezione e di conservazione delle creature viventi, a prescindere da chi le abbia messe al mondo, e poi come tentativo di trasmettere loro dei valori su cui fondare la propria esistenza. Fra gli esempi più nobili di questo modo metaforico e spirituale di intendere la maternità mi viene in mente Madre Teresa di Calcutta. A tale proposito la dott.ssa Loredana Cafaro, sociologa, mi ha inviato il seguente articolo:

La donna è l’altro genere, l’altra polarità dell’umanità, complementare all’uomo, che grazie alla maternità consente la continuità della vita. Rappresentata nell’iconografia primitiva come vaso, ricettacolo portatore di vita. Dedicata alla cura e all’accudimento della prole, accogliente e legata fortemente ai misteri della natura. Donna e maternità dunque. Con l’emancipazione degli anni settanta del secolo scorso, prevale la richiesta di un riconoscimento del ruolo sociale della donna non solo nella vita privata, ma anche nella sfera pubblica sociale, politica ed economica. Donna e potere politico ed economico. I due ruoli non si sono ancora pienamente armonizzati. Ho vissuto in pieno questo passaggio e credo di esserne stata influenzata, mio malgrado. Sono donna, ma non sono madre. Non ho generato figli. Una parte di me avrebbe voluto fortemente, un’altra aveva paura di farlo. Non mi sentivo adeguata al compito. Così mi sono molto emancipata politicamente ed economicamente. Oggi che probabilmente la maternità è divenuta difficile da un punto di vista biologico, stranamente mi sentirei pronta ad esserlo, sia dal punto di vista psicologico, ma soprattutto spirituale. Nell’ultimo anno, forse facendo i conti con la sopraggiunta impossibilità di generare biologicamente, mi sono chiesta come dare valore alla maternità in senso ampio e più spirituale. E mi sono interrogata su come questo poteva accadere e su come desideravo che accadesse. Ho iniziato a pensare alla bellezza dell’adozione. Ed il mio cuore si è aperto ed innamorato di bimbi adottati, della loro grande vitalità e della meravigliosa sensibilità … Sto anche apprezzando la maternità di un progetto, un progetto di vita, di arte, di amore … Mi sono fatta tante domande e ho capito che la maternità, lungi dall’essere biologica è profondamente e radicalmente spirituale. Ho pensato alla Madre di tutte le Madri, alla Vergine Maria, alla donna che ha saputo accettare il mistero della nascita del Dio fattosi Uomo, che ha saputo accogliere questo profondo sconvolgimento di senso, senza conoscere il dubbio … sicuramente avrà avuto paura, come la dipinge Simone Martini nell’Annunciazione che si trova agli Uffizi, ma lo ha accolto nel suo grembo in una veglia estatica e lo ha sempre accompagnato fino alla croce e dopo, accogliendo insieme agli apostoli lo Spirito Santo. Ho chiesto alla Vergine Madre un aiuto speciale per imparare da lei l’umiltà, l’ascolto, l’accoglienza … tutte virtù che stavo dimenticando con le sfide della vita. La Beata Vergine mi è venuta in soccorso e mi sono sentita amata, protetta e pronta ad essere madre anche io, nelle forme, nei modi e nei tempi in cui il disegno del nostro Padre che sta nei cieli vorrà. Daniela Carosio Director Sustainable Equity Value Ltd.

E, per concludere, sempre su consiglio della dott.ssa Cafaro, riporto i famosi versi di Dante dedicati alla Madre delle Madri:

«Vergine Madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d’etterno consiglio, tu se’ colei che l’umana natura nobilitasti sì, che ‘l suo fattore non disdegnò di farsi sua fattura. Nel ventre tuo si raccese l’amore, per lo cui caldo ne l’etterna pace così è germinato questo fiore. Qui se’ a noi meridiana face di caritate, e giuso, intra ‘ mortali, se’ di speranza fontana vivace. Donna, se’ tanto grande e tanto vali, che qual vuol grazia e a te non ricorre sua disianza vuol volar sanz’ali. La tua benignità non pur soccorre a chi domanda, ma molte fiate liberamente al dimandar precorre. In te misericordia, in te pietate, in te magnificenza, in te s’aduna quantunque in creatura è di bontate.»

A te, cara amica Lori, grazie per il tuo supporto in tutto! E a te Rox, un augurio speciale di realizzare il tuo sogno! Vi voglio bene .

Falsi miti e alcuni consigli per una sana alimentazione. Dott.ssa Rossella D’Elia Nutritional Counselor

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Quanti luoghi comuni, quanti pregiudizi esistono sull’alimentazione ancora oggi! Sarà sicuramente capitato di sentir dire ai bambini: “Mangia gli spinaci, che diventi forte come braccio di ferro”!! Ma la fama di alimento ricco di ferro che accompagna gli spinaci, sembra sia legato ad un errore di trascrizione commesso dalla segretaria di un nutrizionista americano, che copiò 29 mg invece di 2,9 per ogni 100g di parte edibile, a proposito del contenuto di ferro. L’organismo è in grado di assorbire solo il 5% di ferro contenuto nei vegetali, contro il 25% contenuto negli alimenti di origine animale. Gli spinaci, ad esempio, come altre verdure a foglia larga (bietole, cicoria, indivia, broccoli, crescione, acetosa, lattuga e scarole ecc.), sono sempre più diventati “compagni” di una dieta impeccabile. In generale, comunque, le verdure danno un buon senso di sazietà, sono ricche di nutrienti quali vitamine, rame, fosforo, zinco, calcio, potassio e acido folico, ma contengono anche numerosi minerali che possono potenzialmente rivelarsi dannosi per coloro che soffrono di calcoli ai reni. Inoltre, proprio per la conformazione delle foglie, possono assorbire facilmente i fertilizzanti chimici con cui vengono trattati i terreni che sono ricchi di nitrati. Questi ultimi, di per sé sono innocui, ma prima in bocca per azione della saliva e poi nello stomaco, tendono a trasformarsi in, composti capaci di ridurre il trasporto di ossigeno nei tessuti o addirittura potenzialmente cancerogeni. Ecco perché ad oggi sono sconsigliati per i neonati fino all’ottavo mese di vita.
Tra gli altri luoghi comuni che si sentono:“il latte per il calcio…la carne per il ferro”, ma non tutti sanno che queste due sostanze sono antagoniste in termini di assorbimento; ovvero, i cibi ricchi di calcio influiscono negativamente sull’assorbimento del ferro, quindi meglio evitare i latticini insieme agli alimenti come carne o pesce se il nostro scopo è quello di assimilare tutto il ferro possibile attraverso l’alimentazione. Ma se si vuole favorire un adeguato assorbimento del ferro è buona norma utilizzare la ben nota vitamina C. Via libera, dunque, al limone sulla bistecca, oppure all’assunzione di una bella arancia come porzione di frutta dopo un pasto a base di carni rosse! L’assorbimento delle vitamine, invece, è legato soprattutto alle loro caratteristiche chimiche. Ad esempio le vitamine liposolubili come A, E, D, K, vengono meglio assimilate in presenza di lipidi quali l’olio extravergine d’oliva, ricco tra l’altro di sostanze utili a contrastare il colesterolo. Basta quindi poco olio, per esempio, per assicurarsi che la propria insalata dia il meglio di sé anche in termini nutritivi!!
E’ interessante sapere che, da diversi anni, l’industria alimentare, in accordo con i ricercatori in campo nutrizionale, ha messo a punto i cosiddetti Functional Foods. Si tratta di cibi arricchiti pensati per risolvere le carenze alimentari di nutrienti, come ad esempio il ferro, ma che se consumati nell’ambito di una dieta e di uno stile di vita equilibrato, offrono grandi potenzialità nel miglioramento della salute e/o nel contribuire alla prevenzione di determinate malattie. Cosa sarà del futuro di questi “nuovi” alimenti? Dipenderà dalla loro collacazione ponderata all’interno di una sana e corretta alimentazione.

Dott.ssa Rossella D’Elia
Biologa Nutrizionista
Specialista in Biochimica Clinica
Via D. Fontana, 21
Per appuntamento e contatti:
347/7841896
delia.rossella@gmail.com