Depressione post-parto. Come riconoscerla.


image

Oggi affrontiamo un tema molto delicato: la depressione post-parto. Per far questo ci viene in aiuto il Dottor Antonio Maglione, ginecologo ed ostetrico di Napoli, che a tale proposito descrive il disturbo in maniera dettagliata, dando alcune indicazioni su come prevenirlo, come riconoscerne i sintomi e cosa fare per affrontarli.

“La gravidanza rappresenta per la donna un periodo di profondi cambiamenti non solo fisici ma anche psicologici. In questo periodo è molto importante dare ascolto a ciò che si sente accettando sentimenti contrastanti di felicità, tristezza, paura e gioia.Questo sconvolgimento emotivo può scatenare nelle donne più vulnerabili un’esperienza depressiva di varia intensità.La depressione postnatale è una forma di depressione generale che colpisce circa il 10-20% delle donne ed esordisce generalmente dopo 3-4 settimane dal parto. I primi segnali sono rappresentati da stanchezza,fatica e mancanza di energie che spesso non vengono correttamente interpretati. La madre depressa inoltre tende a vivere in modo ritirato e non ammette il proprio disagio. La depressione post partum ha molteplici manifestazioni cliniche ed uno dei pericoli che maggiormente corre una donna che ha sofferto di questo disturbo è l’elevato rischio di episodi depressivi futuri.
Per diagnosticare correttamente una depressione post partum bisogna innanzitutto differenziarla da altre sofferenze psicologiche riscontrabili nel puerperio: –
•MATERNITY BLUES: disturbo dell’umore di lieve entità che non implica conseguenze piscologiche a lungo termine e ha una remissione spontanea entro due settimane. I sintomi, che si manifestano pochi giorni dopo la nascita del bambino, mostrano una certa instabilità emotiva con pianto facile, ansia, paura, preoccupazioni, irritabilità, tristezza, nervosismo, stanchezza, disturbi del sonno e dell’appetito.
•PSICOSI PUEUPERALE: disturbo dell’umore molto grave e, fortunatamente, poco frequente caratterizzato da depressione, perdita di contatto con la realtà, disturbi della memoria e del pensiero, episodi deliranti e allucinazioni. Questa patologia insorge molti rapidamente o comunque entro i primi due mesi e richiede ospedalizzazione .

•DISTURBO POST TRAUMATICO POSTNATALE: lo sviluppo di questo disturbo dipende dall’esperienza traumatica del parto. I sintomi insorgono a breve distanza dal parto e consistono in una persistente ritualizzazione dell’evento traumatico attraverso pensieri intrusivi, incubi e flashback. Sono inoltre presenti disturbi del sonno, di concentrazione, di memoria, ipervigilanza, irritabilità e rabbia.
La sintomatologia della depressione post partum compromette la salute dalla donna e la sua relazione con il bambino. I sintomi della depressione postnatale sono:
•Umore depresso, tristezza;
•Pianto incontrollato;
•Sensazione di perdita di valore;
•Ansia e attacchi di panico;
•Senso di colpa e autobiasimo;
•Stanchezza, affaticamento;
•Eloquio e movimenti rallentati;
•Perdita di interesse per altre attività tra cui quella sessuale;
•Disturbi dell’appetito;
•Ridotta capacità di concentrazione e di prendere decisioni, confusione mentale;
•Instabilità emotiva;
•Disturbi del sonno;
•Ritiro dal mondo;
•Comportamenti difensivi;
•Giudizio negativo di sé come cattiva madre;
•Negazione dei vissuti depressivi;
•Preoccupazioni ossessive;
•Senso di disperazione, inadeguatezza e pensieri costantemente pessimisti;
•Angoscia, pensieri di morte e idee suicidarie
Quali le conseguenze? La depressione postnatale compromette il benessere non solo della donna ma anche la salute del figlio e la relazione con il partner.
Questo disturbo ha ripercussioni importanti nella funzione materna e nello sviluppo di una adeguata relazione madre – bambino e si presenta, infatti, come un fattore di rischio per lo sviluppo infantile.
Molte ricerche evidenziano come la depressione postnatale abbia degli effetti a lungo termine sul bambino che comprendono disturbi nell’attaccamento, disturbi cognitivi e sociali e disturbi nello sviluppo. La depressione postnatale ha inoltre un elevato rischio di ricadute e di comorbilità con altre patologie. Questo disturbo compromette anche la relazione di coppia. I partner di donne con depressione postnatale hanno inoltre maggiori possibilità di sviluppare un disturbo dell’umore.
Cosa fare? Un approccio preventivo di educazione pre e postnatale è di fondamentale importanza e permette l’individuazione già nel pre-parto delle donne maggiormente vulnerabili. Per ridurre il rischio depressivo sarebbe, infatti, utile mettere in atto degli interventi prima della comparsa del disturbo. Questo tipo di prevenzione primaria può essere fornita anche grazie a degli accoglienti percorsi di accompagnamento alla nascita che permettano alle future madri di trovare spazio per esprimere bisogni, condividere emozioni, informazioni e strategie. La rete sociale e il supporto reciproco diventano fondamentali soprattutto nel periodo successivo al parto. La vicinanza, il sostegno e la condivisione sono fattori importantissimi per accompagnare e sostenere la nascita psicologia della madre.
Oltre ad intervenire sui fattori di rischio, diminuendo soprattutto l’isolamento sociale, esiste la necessità di diagnosticare tempestivamente la depressione post partum per poter intervenire in modo adeguato e ridurre le conseguenze a lungo termine per la donna e per il bambino. E’ fondamentale che la madre mantenga i contatti con amici e famigliari imparando a chiedere aiuto, rafforzando il rapporto con il partner, cercando di comunicare ed esprimere le proprie emozioni e le proprie necessità. Amici, partner e famigliari devono prestare attenzione ai comportamenti, imparare a leggere oltre al silenzio offrendo sostegno nella quotidianità, comprensione e ascolto empatico.
Quando pensiamo alla nascita di un bambino la nostra mente si riempie di immagini di mamme serene e riposate che stringono tra le loro braccia bellissimi e tranquilli neonati. La pubblicità di prodotti per l’infanzia veicola questo messaggio di bellezza, serenità e perfezione dove tutto sembra naturale e semplice. La maternità invece è un periodo complesso dove convivono emozioni contrastanti e dove, a volte, sono presenti difficoltà e sofferenza. Esserne consapevoli permette di contrastare i sensi di colpa, di non percepirsi come cattive madri accettando i propri limiti e imparando a chiedere aiuto. La donna, prima di tutto, deve imparare ad ascoltare, comprendere e comunicare il proprio malessere e, per fare questo, deve sapere di poter ricevere aiuto, sostegno e incoraggiamento da chi la circonda”

Ringraziamo il Dottor Antonio Maglione per il suo speciale contributo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...